Dagli Stati Uniti all’Italia sulle orme dei genitori ebrei in fuga dai nazisti

Una famiglia ebrea ha viaggiato dagli Usa all'Italia sulle orme dei genitori che circa ottant'anni fa, vennero salvati da un commerciante di Ventimiglia

Dagli Stati Uniti all’Italia sulle orme dei genitori ebrei in fuga dai nazisti
Ventimiglia, 18 Maggio 2019 ore 15:23

Ebrei

Una famiglia ebrea ha viaggiato dagli Stati Uniti all’Italia sulle orme dei genitori (la mamma aveva 19 anni e il papà 25), che circa ottant’anni fa, il primo settembre del 1939, vennero salvati da un commerciante di Ventimiglia, che li portò clandestinamente in Francia, a bordo di una barca, salvandoli dalla cattura dei nazifascisti. Oggi Gary Reiner, che vive nel Maryland, con moglie e figli, ha voluto vivere in prima persona quei luoghi descritti dal padre, mancato nel 1985.

A partire da piazza Ettore e Marco Bassi, intitolata ai due ventimigliesi (rispettivamente padre e figlio) appartenenti alla “Comasebit, organizzazione clandestina, che salvò centinaia di ebrei nel Ponente della Liguria; alla baia di “Bagnabraghe” di Bordighera, dove i genitori salparono alla volta di Antibes, così chiamata appunto perché gli ebrei che venivano condotti sulle barche dovevano camminare nell’acqua e quindi si bagnavano le “braghe” ovvero i pantaloni.

La storia

 La storia dei due genitori: Kurt ed Hennie Reiner è stata riportata in un libro, scritto dal figlio Gary, scritto dopo oltre trent’anni di ricerche, partite dal racconto del padre e da alcuni documenti. Il titolo è “Counting on America, a Holocaust Memoir of Terror, Chutzpah, Romance and Escape”. “Mio padre, che all’epoca viveva a Vienna, raccontava di essere venuto a Ventimiglia – racconta Gary – perché sapeva che c’era un italiano che aiutava gli ebrei a scappare dai nazisti. Dopo una breve sosta a Milano, raggiunse la città per un primo sopralluogo, in attesa di tornare con la moglie”.

Il viaggio in Francia

Quando gli dissero che passando clandestinamente per le montagne avrebbero rischiato di morire, perché i francesi sparavano a vista, decisero di intraprendere un percorso via mare, aiutati anche da alcuni poliziotti. Salpati a Bordighera raggiunsero Antibes e poi Marsiglia, dove: “Due giorni dopo essere arrivati – prosegue Gary – mio padre venne arrestato, perché tedesco di origine e quindi considerato un nemico”. Venne così portato al campo di prigionia di Aix Les Milles, dal quale successivamente venne liberato.

La morte dei due italiani

Una vicenda che purtroppo non si chiuderà a lieto fine per Ettore e Marco Bassi i quali, una volta saputo che aiutavano gli ebrei, vennero deportati ad Auscwitz, dove morirono. A loro, il 23 aprile del 2015, venne intitolata la piazza sottostante la biblioteca civica Aprosiana, di via Cavour, a Ventimiglia. Molti sono gli aneddoti che fanno da corollario a questa storia. Da quando Kurt ed Ettore Bassi fecero amicizia, dopo aver portato al pronto soccorso, sul dorso di un cavallo, un altro  ebreo reduce di un campo di concentramento che si era ferito a una mano.

“Fu così che Ettore e mio padre diventarono amici – aggiunge Gary -. Quella stessa sera le due famiglie, marito e moglie, andarono a cena insieme ed ebbero occasione di conoscersi”. Conclude Gary: “Ringrazio la città di Ventimiglia per aver aiutato i miei genitori a scappare. Sono venuto qui in segno di rispetto”. Kurt Reiner restò in contatto con la moglie di Ettore, Esther Bassi. Quest’ultima si raccomandò di ricordare il marito come una persona dal cuore grande.

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