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Situazione grave

Rischio idrologico: in Liguria 10 alluvioni e decine di morti in 22 anni

Il nostro Belpaese si pone al 3° posto tra i paesi Europei più martoriati preceduto da Francia e Germania

Rischio idrologico: in Liguria 10 alluvioni e decine di morti in 22 anni
Altro Imperia, 30 Novembre 2022 ore 09:33

Italia al 3° posto tra i Paesi Europei più martoriati

Negli ultimi 40 anni i disastri climatici in Italia hanno provocato circa 21 mila morti, 21 mila famiglie spezzate - anche per la mancata lungimiranza e progettualità - e più di 90 miliardi di euro di danni. Il nostro Belpaese si pone al 3° posto tra i paesi Europei più martoriati preceduto da Francia e Germania (quest’ ultima a causa delle forti alluvioni del luglio 2021). Da un paio di anni, in Italia, si verifica in media un evento climatico estremo ogni 2 giorni: i più dannosi restano quelli idrologici (si stima che da soli incidano per il 44% del totale) seguiti da quelli meteorologici (34%),ondate di calore (14% ) ed  eventi climatici meno intensi (8%) dati EEA, Agenzia Europea per l’ambiente.

 

In Liguria, solo negli ultimi anni (2000 - 2022) 10 alluvioni e decine di morti: dati alla mano ed epigrafi sui muri.

Nella sola area imperiese, le aree a rischio idrogeologico - sia per presenza di paleofrane sia per versanti ad altra criticità - sono la maggior parte: dalla Val Nervia alle valli del dianese.

 

“Servono risorse sicure – aggiunge il presidente Gianluca Boeri - serve un piano strategico che individui gli areali più a rischio in modo da calendarizzare gli interventi, serve interrompere la spirale che porta al consumo del suolo in modo indiscriminato e combattere l’abusivismo edilizio. Dobbiamo affidarci ad esperti che conoscano il territorio in modo capillare. In provincia di Imperia – prosegue - per esempio, l’abbandono dei terreni è cronico, le mappature di rii e fiumiciattoli sono state stravolte dalle alluvioni, non vi è presidio e monitoraggio delle zone più a rischio, non si puliscono i fiumi dai detriti in modo adeguato e corretto. Non si pensa a realizzare, ove possibile, i cosiddetti canali superficiali/ fossi di guardia… o casse di espansione per rallentare la velocità delle acque in esubero”.

 

“Parlare di infrastrutture idriche – conclude il direttore Domenico Pautasso – significa anche portare l’acqua dove non c’è e farla defluire quando è troppa. Ecco perché sarebbe opportuno rivedere i progetti e i relativi stanziamenti contenuti all’interno del PNRR perché la tutela del territorio e l’incolumità delle persone vengono prima di tutto. Non usare questi fondi per la messa in sicurezza del territorio sarebbe folle. Le generazioni a venire non ce lo perdonerebbero mai”.

 

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