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Cacciatori si rifiutano di abbattere i cinghiali

Il rifiuto dei cacciatori di abbattere i cinghiali responsabili della peste suina per non consegnarli all'Asl veterinari

Cacciatori si rifiutano di abbattere i cinghiali
Attualità Imperia, 27 Settembre 2022 ore 14:22

La Coldiretti esterna tutta la sua preoccupazione per il rifiuto dei cacciatori di abbattere i cinghiali che stanno imperversando nella nostra regione.

A rischio la tutela del territorio

La Coldiretti comunica attraverso una nota stampa che i cacciatori di 36 squadre dell’Atc1 Savona-Levante si rifiutano di abbattere i cinghiali ritenuti il maggiore veicolo di diffusione della Peste suina africana, sebbene il Ministero della Salute abbia invitato la nostra Regione ad “attuare quanto prima le misure previste dal piano integrato di eradicazione".

La stagione di caccia è ormai alle porte e il PRIU prevede che, dal prossimo 2 ottobre, si potranno abbattere fino a 35.451 cinghiali, vale a dire il 180% di quanto fatto nell'ultimo anno ma i cacciatori non accettano di abbattere gli ungulati che, a causa dell’epidemia, una volta uccisi dovrebbero consegnare all’Asl2 Veterinaria per le analisi del caso.

Richiesto un intervento dell'esercito

"Tutto questo non è accettabile: la situazione è ormai insostenibile e non è

pensabile, a ridosso dell’apertura della stagione venatoria, ritardare ancora l’abbattimento degli ungulati" hanno dichiarato Gianluca Boeri, Presidente di Coldiretti Liguria, e Bruno Rivarossa, Delegato Confederale. "Bloccare in questo modo le operazioni che consentirebbero il contenimento dell’epidemia, limitando altresì l’invasione degli animali e i conseguenti danni alle colture della zona, causerebbe un danno enorme in termini sia economici che di sicurezza”

“Se i cacciatori si rifiutano in tal modo di mettere in atto gli abbattimenti, opponendosi allo svolgimento di attività fondamentali per la sicurezza di cittadini, agricoltori e allevatori della Liguria" hanno aggiunto ancora Boeri e Rivarossa "rischiano di confermare l’ipotesi di interessi economici che vanno ben oltre il concetto di caccia sportiva." Si fa quindi strada l'ipotesi di trovare una via alternativa per portare a termine le operazioni, come l'impiego dell'esercito.

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