Cronaca
Resistenza

Addio al Comandante Garibaldi, una storia che non va dimenticata

Un pezzo della nostra storia che se ne va, ma la sua storia, non va dimenticata. Il suo racconto dello scontro a Bajardo del 14 agosto 1944

Addio al Comandante Garibaldi, una storia che non va dimenticata
Cronaca Imperia, 12 Dicembre 2021 ore 09:43

E' mancato all'età di 95 anni Giuseppe Gaminera conosciuto con il suo nome di battaglia "Garibaldi". Gaminera era stato un valoroso partigiano, Comandate del IX Distaccamento della V Brigata Nuvoloni 2° Divisione Garibaldi Cascione. Un pezzo della nostra storia che se ne va, ma la sua storia, non va dimenticata. Anzi. I racconti dei partigiani che hanno liberato la nostra terra dal terrore nazifascista vanno custoditi, preziosi tesori da tramandare di generazione in generazione affinché nessun giovane debba mai più sacrificare la propria vita per la libertà. Un bene prezioso che spesso viene dato per scontato e che è costato la vita a molti partigiani e simpatizzanti.

Pino Fragalà aveva postato tempo addietro il racconto del Comandante Garibaldi sullo scontro a Bajardo del 14 agosto 1944. Eccolo

Ci eravamo accampati nei pressi di “Berzi”, frazione di Baiardo, peressere più vicini ad Apricale dove erano di stanza circa cento Tedeschi.
Poco dopoil nostro arrivo nel luogo che diventerà sede del nostro distaccamento,
giunge trafelato Luigi Laura (Miccia), che si era trattenuto a Baiardo per riforni- menti avvisandoci che quattordici Tedeschi, proveniente da Apricale, si erano recati in paese. Candido Queirolo (Marco) decide di partire per attaccarli.
Sceglie una decina di partigiani, ed io sono tra questi. Fanno parte del gruppo:
Gino Amici (Alfredo), Alfredo Blengino (Spartaco), Giuseppe Gaminera (Garibaldi), Luigi Laura (Miccia),Mario Laura(Picun) Candido Queirolo (Marco), Albanese, Noce ed altri due partigiani.
Nel distaccamento c'è Olga, una ragazza slava, che avevo trovato in banda alcuni mesi prima quando, avendo perduto i contatti con Vittò a Langan aq causa di uno sbandamento, mi ero aggregato alla formazione di “Marco”. Olga canta canzoni, sia in italiano che nella sua lingua; è sempre al fianco di “Marco”. La donna vuole accompagnare il gruppo nell'azione3 contro i Tedeschi, ma Candido Queirolo non le permette di seguirlo. Olga insiste ripetutamente, e all'ennesimo rifiuto si getta a terra piangendo. Partiamo. Sono pratico dei luoghi e conosco tutti i sentieri, per cui procedo in testa al gruppo assieme a “Marco”.
Giunti nel paese ci piazzammo in via Roma in un luogo soprastante la strada
Sanremo-Baiardo, nel punto dove è ora l'albergo Bellavista. Ci appostiamo come segue: “Noce” e “Spartaco” dietro ad un muretto con u8n mitragliatore, gli altri sopra il giardino della Villa Balestra. Attentiamo i nazisti, che stanno pranzando all'albergo Miramonti, per verificarne il numero ed attaccarli all'improvviso.
Da un uomo che transita in bicicletta siamo informati che i Tedeschi, usciti dall'albergo, stanno avviandosi verso la mulattiera che conduce ad Apricale.

Giuseppe Gaminera con la sorella Luciana
Giuseppe Gaminera (Garibaldi) di Bajardo(nella foto insieme alla sorella Luciana il giorno della Liberazione. (foto di Pino Fragalà)

Ci riuniamo immediatamente per decidere il da farsi. Indico ai miei compagni l'ubicazione delle strade che conducono fuori Baiardo, partendo dal bivio situato presso il Monumento ai Caduti ,
“Marco” mi affida quattro garibaldini: dobbiamo appostarci all'inizio della mulattiera per Castelvittorio. Sono orgoglioso e felice per l'incarico che mi è stato affidato, pur essendo il più giovane del gruppo.
Candido Queirolo si dirige verso xx settembre, nel punto dove inizia il bivio per Apricale.”Marco” pensa che se i Tedeschi, dopo il pranzo, non hanno proseguito il cammino verso il luogo dove i partigiani si erano appostati presumibilmente intendono ritornare ad Apricale passando per la mulattiera. Perciò “Marco” si reca colà con gli uomini migliori per sferrare un attacco efficace.
Giunti all'altezza dell'asilo infantile, nel luogo dove tempo addietro i partigiani avevano bruciato le baracche tedesche, si odono raffiche di mitra.
Fortunatamente nessuno di noi viene colpito. Rispondiamo al fuoco ed i Tedeschi tornano in dietro imboccando via Podestà, e quindi si piazzono dietro la chiesa San Giovanni, all'inizio della mulattiera per Castelvittorio. Noi li inseguiamo, ma non riusciamo a raggiungerli.
Intanto “Marco”, visto che il nemiconon si era diretto ad Apricale ed avendo udito le raffiche delle armi automatiche, occorre immediatamente verso la sopra citata chiesa. Effettuando un percorso di una ventina di minuti egli potrebbe arrivare sul luogo senza uscire allo scoperto. Invece, appena giuntovi è colpito da una raffica. Ferito, si accascia a terra. Amici Gino (Alfredo) e Alfredo Blengino (Spartaco), pure colpiti, muoiono instantaniamente. Mario Laura (Picun è ferito alle gambe, ma continua a sparare cercando con altri di avvicinarsi ai compagni feriti per soccorrerli.
“Marco” ha una coscia sfracellata ed ha una ferita alla spalla. Dopo le prime cure
praticategli dal dott. Carlo Bissolotti, lo portiamo in un capanno nei pressi di Baiardo, dove poco dopo muore.
Olga giunge sul luogo e si mette ad urlare come impazzita; estrae la pistola per uccidermi, poiché mi accusa di essere stato la causa della morte del Commissario. Gli altri partigiani presenti spiegano alla donna quanto si è verificato, assicurandole l'assoluta mancanza di mie responsabilità.
Qualche settimana dopo Olga mi chiede di aiutarla ad arrestare un certo Franco Chierico e portarlo in località Tumena al Comando della V brigata. L'uomo riconosciuto innocente viene subito rilasciato; anzi, il medesimo si impegna a reclutare uomini ed infine diventerà un ottimo Comandante garibaldino con lo
pseudonimo di “Audace”.

Dopo questo fatto non vedrò più Olga. Ma, durante il successivo inverno, otto partigiani verranno sorpresi nel sonno ed uccisi nei pressi di Argallo. Olga, nella triste occasione, si trovava proprio in quella zona. Già sospettata e pedinata, viene appurato che è una spia dei Tedeschi e quindi condannata e giustiziata.

 

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