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Balena Grigia avvistata nel Mediterraneo, entusiasmo tra gli scienziati dopo lo sterminio del 1700

Gli scienziati stimano che sia troppo giovane per aver attraversato il polo dal Pacifico: la speranza è che sia sintomo di un ripopolamento dell'Atlantico

Balena Grigia avvistata nel Mediterraneo, entusiasmo tra gli scienziati dopo lo sterminio del 1700
Cronaca 20 Aprile 2021 ore 14:35

Il recente avvistamento della balena grigia tra Ponza e il golfo di Napoli potrebbe costituire una sorpresa per gli studiosi. Questa specie è considerata estinta nell’Atlantico e gli unici due avvistamenti noti sinora, uno in Mediterraneo, uno di fronte alla Namibia, erano stati attribuiti ad animali probabilmente provenienti dal Pacifico attraverso un passaggio libero dai ghiacci nell’Artico. Per la balena grigia di questi giorni le cose potrebbero stare diversamente e la sua comparsa potrebbe forse essere il segnale di un ritorno della specie nell’oceano da cui era scomparsa.

 

La Balena Grigia, sterminata nell’atlantico nel diciottesimo secolo

La balena grigia (Eschrichtius robustus) si trova oggi solo nel Pacifico settentrionale, e non a caso è una delle più grandi attrazioni naturalistiche nelle laguna della Bassa California, in Messico. Nell’Atlantico invece fu completamente sterminata dalla caccia baleniera, tanto da scomparire fin dal Settecento.

 

Quello di questi giorni è il primo avvistamento in acque italiane; l’unico altro nel Mediterraneo risale al maggio del 2010 di fronte alle coste di Israele e, poche settimane dopo, vicino a Barcellona. Un solo animale è stato finora documentato invece in Atlantico: era nel 2013, vicino alle coste della Namibia, e si trattava di un individuo diverso da quello di tre anni prima.

 

Scorata al sicuro dalla Marina Militare

Per impedire che si avvicinasse troppo alla riva e agli impianti di mitilicultura, la balena grigia ieri è stata “scortata” nel porto di Baia, vicino a Pozzuoli, da due motovedette della Guardia Costiera sotto il coordinamento della Direzione Marittima di Napoli, con i biologi della Stazione Anton Dohrn, un veterinario dell’ASL 2 di Napoli e il supporto a distanza del CERT dell’Università di Padova e delle Aree Marine Protette del Golfo.

 

 

 

“Si tratta, in ogni caso, di un individuo diverso sia da quello di 10 anni fa, che da quello della Namibia”, come ha potuto confermare Sabina Airoldi dell’Istituto Tethys per la studio e la tutela dei cetacei, mediante la tecnica della fotoidentificazione.

 

 

Le stime sulla grandezza suggeriscono che l’animale sia nato nell’Atlantico

Del resto non sarebbe stato possibile, perché si tratta di un individuo più piccolo; le stime effettuate in mare dai biologi e dal personale della Guardia Costiera si aggirano sui 7/8 metri. “Se sono corrette, poiché in mare non si può fare una misurazione esatta, significherebbe che si tratta di un giovane di circa 6-7 mesi, quindi nella migliore delle ipotesi appena svezzato” spiega Maddalena Jahoda dell’Istituto Tethys. “Nel Pacifico i piccoli nascono in inverno, al sud e stanno migrando adesso, in primavera, verso l’Alaska dove trascorreranno l’estate a mangiare. Un piccolo di quest’inverno non avrebbe avuto il tempo di arrivare fino a noi attraversando il polo. Da qui l’ipotesi, e sottolineo che per ora si tratta solo un’ipotesi ancora da verificare, che possa essere nato in Atlantico, forse un segnale di un timido ritorno da parte di questa specie. Se invece fosse più grande, sui 9 metri, potrebbe avere almeno un anno, e provenire effettivamente dal Pacifico.”

 

Balene nell’oceano “sbagliato”

Quest’ultimo percorso, attraverso le acque artiche, era stato ipotizzato per spiegare la comparsa delle due balene precedenti nell’oceano “sbagliato”, in una pubblicazione scientifica di Aviad Scheinin, dell’ IMMRAC (Israel Marine Mammal Research and Assistance Center) che aveva studiato il caso israeliano. Le acque polari, ormai sempre più libere dai ghiacci a causa dei cambiamenti climatici, potrebbero permettere agli animali il passaggio dal Pacifico all’Atlantico.

 

Preoccupazione tra gli scienziati: nel Mediterraneo può non trovare cibo a sufficienza

La balena grigia di questi giorni, avvistata prima a Ponza, poi a Sorrento e infine nel porto di Baia, è di sicuro sempre la stessa, come hanno stabilito i ricercatori di Tethys confrontando la pigmentazione su foto e video. Purtroppo l’animale desta qualche preoccupazione e non solo perché è molto giovane. “A tratti si avvicina molto alla costa, il che di per sé non sarebbe un problema perché le balene grigie sono animali costieri. Però è vero anche che spesso i cetacei in difficoltà hanno la tendenza a cercare i fondali bassi”, spiega ancora Maddalena Jahoda. “Quello che ci chiediamo è se una balena grigia, giovane e inesperta, che sembrerebbe piuttosto magra, in Mediterraneo può trovare il cibo adatto di cui in questa stagione ha estremo bisogno.”
Le balene grigie hanno infatti un’altra particolarità: solitamente non filtrano il plancton dall’acqua, come per esempio le balenottere comuni del Mediterraneo, ma setacciano piccoli crostacei e altri animali dal fango sul fondale.

“Quanto all’alimentazione, c’è un precedente preoccupante nel Pacifico” spiega Sabina Airoldi di Tethys, “nel 2019 e 2020 si è registrata una moria di balene grigie, che apparivano magre ed emaciate, e lo stesso era già successo attorno al 2000. L’ipotesi è che a periodi, soprattutto di recente, gli animali non trovino cibo sufficiente proprio a causa dei profondi cambiamenti climatici nelle acque polari.”

 

Sulla via di casa

Che la comparsa della piccola balena grigia nel Mediterraneo sia il segno che le sue cospecifiche stanno ricolonizzando l’Atlantico da cui sono state sterminate, o che rappresenti invece l’ennesimo segnale di allarme per il riscaldamento dei mari, possiamo solo sperare che il cetaceo ritrovi la via di casa, quale che sia.

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