COLPO DI SCENA PER L’OMICIDIO DI SAN MARTINO: 3 ANNI E 6 MESI A TRAZZA “FU COLPOSO”

COLPO DI SCENA PER L’OMICIDIO DI SAN MARTINO: 3 ANNI E 6 MESI A TRAZZA “FU COLPOSO”
18 Gennaio 2017 ore 12:01

Sanremo – La Prima Sezione della Corte di Assise di Appello, di Milano, ha condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione: Nicola “Niki” Trazza, 30 anni, il giovane di Praia a Mare (Cosenza) accusato di aver ucciso con un solo colpo al cuore, il 16 dicembre del 2010, in un negozio di ortofrutta a San Martino di Sanremo, l’amico di infanzia: Giovanni isolani, 21 anni. Il procuratore generale, nel corso della sua odierna requisitoria, aveva chiesto 10 anni e 6 mesi di carcere.

Il Collegio, tuttavia, ha accolto in pieno la tesi difensiva sostenuta dall’avvocato Luigi Patrone, secondo il quale il colpo era partito accidentalmente, mentre stavano maneggiando la pistola, e non nel corso di un litigio. La difesa ha sempre sostenuto a sostegno della colposità dell’omicidio i fatto che i due erano amici fraterni, quindi mancava un movente per l’omicidio volontario, ma soprattutto Trazza aveva sparato un unico colpo, che le costole deviarono al cuore, uccidendo Isolani. Secondo Patrone, infatti, che ha preso in esame alcuni pronunciamenti della Cassazione, un solo colpo non è compatibile con il dolo volontario. “Non posso che esprimere grande soddisfazione – commenta Patrone – per il fatto che è stata totalmente accolta la tesi difensiva”.

Il giudice avrà ora tempo 30 giorni per depositare le motivazioni della sentenza. In primo grado, Trazza, venne condannato a 4 anni di reclusione, sempre con la contestazione dell’omicidio colposo. Il pm Antonella Politi, tuttavia, chiese una condanna a 24 anni di reclusione che, con lo sconto di un terzo della pena per il rito abbreviato, sarebbero scesi a 17 anni e 4 mesi: 16 anni per l’omicidio e un anno e 4 mesi per l’illecita detenzione dell’arma del delitto, la pistola calibro 7.65 mai ritrovata.

La corte di Assise di Appello di Genova, successivamente condannò Trazza a 10 anni e 6 mesi di carcere. La Cassazione, tuttavia, accolse il ricorso rimandando gli atti alla Corte di Appello, questa volta del capoluogo lombardo. Niki e Giovanni, entrambi di Praia a Mare, si erano trasferiti in provincia di Imperia per cercare un lavoro stabile. Circa un’ora prima del delitto, sembra che i due giovani si fossero recati allo stadio di corso Mazzini per minacciare – con quella che si sarebbe successivamente rivelata l’arma del delitto – il calciatore Sosa, nell’ambito delle cosiddette minacce ai calciatori del Sanremese, per le quali venne avviata una parallela inchiesta giudiziaria.

Fabrizio Tenerelli

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