Cronaca

DA BARISTA DI NIGHT CLUB A PARROCO IMPERIESE: DON THOMASZ SI RACCONTA IN UN'INTERVISTA ESCLUSIVA

DA BARISTA DI NIGHT CLUB A PARROCO IMPERIESE: DON THOMASZ SI RACCONTA IN UN'INTERVISTA ESCLUSIVA
Cronaca Golfo Dianese, 06 Aprile 2017 ore 10:21

Le quattro parrocchie dell’Alta Val Prino hanno un parroco davvero speciale. Si tratta di Don Tomasz Jochemczyk, classe 1976 nato a Tychy in Polonia e con una storia alle spalle degna di un libro. La Riviera lo ha incontrato.

Don Tomasz lei è stato ordinato sacerdote a 33 anni, una vocazione arrivata in età matura. Come mai?
«Sì, è vero, la mia conversione è arrivata il 13 maggio del 1996 quando sono andato, incuriosito da un manifesto, ad ammirare la statua della Madonna di Fatima che, per la prima volta, veniva esposta in un santuario polacco. Occorre ricordare infatti che prima del 1989 «Fatima» era vietata nella mia patria a causa del blocco comunista».

Lei è del 1976, quindi all’epoca aveva 20 anni. Prima come era la sua vita ?
«Ammetto di essere stato un adolescente ribelle. A 16 anni pensavo di poter cambiare il mondo. Io sono cresciuto in una famiglia dove comandava mia mamma. Lei voleva che studiassi e che mi trovassi un lavoro. Aveva già deciso tutto e io non volevo essere comandato. Pensi che l’anno della maturità passavo i fine settimana a lavorare in una discoteca perché volevo essere indipendente. Dopo l’esame superato con successo sono andato a vivere a 150 km da casa, da una mia zia e nel frattempo lavoravo in un night-club dove vi erano spettacoli anche con sp ogliarelliste».

Poi arriva quel fatidico 13 maggio che le cambia la vita.
«Sì. Ricordo che dopo aver passato tutta la notte in Santuario davanti alla Statua di Fatima decisi che quella sarebbe stata la mia vocazione. Quando lo comunicai a mia mamma lei si arrabbiò tantissimo e sulla porta di seminario mi disse: "Se varchi quella soglia non entrerai più a casa nostra". Ma io ero deciso e, nonostante questo grande macigno sul cuore, entrai in seminario. Mia mamma non venne mai a trovarmi e io, per la vergogna, facevo credere a tutti che mia zia in realtà fosse mia mamma»

Finito il seminario è diventato subito prete?
«No, perché ho avuto una piccola crisi di vocazione quindi ho lasciato il seminario e ho terminato gli studi da laico all’Università di Varsavia dove mi sono laureato e ho ottenuto anche il dottorato. Nel frattempo sono andato negli Stati Uniti, a Chicago, dove ho lavorato come carpentiere. Finita quell’esperienza sono tornato in Polonia e ho conosciuto un sacerdote italiano tramite la Conferenza Episcopale Polacca e sono arrivato a Roma. In Vaticano ho fatto amicizia con un sacerdote della diocesi di Albenga-Imperia che mi ha invitato a una festa in queste zone e mi sono innamorato di questi posti e il Vescovo Emerito Oliveri mi ha dato l’opportunità di stare in Alta Val Prino»

Tra le tante cose che lei ha fatto nella sua vita, da due anni c’è anche la radio. Ci racconta questa sua esperienza?
«Nel periodo dell’Università a Varsavia ho conosciuto un professore che era in contatto con la comunità polacca a Chicago, la più grande del mondo. Pensi che nella sola Chicago ci sono 4 milioni di polacchi mentre la nostra città più popolosa in Polonia ne conta solo 3 milioni. Ebbene, tramite questo docente, mi è stato chiesto di seguire, una volta la settimana, una trasmissione di un’o ra in cui si parla di fede e non solo. Visto il successo mi hanno mandato anche tutta l’attrezzatura e così il venerdì mi collego telefonicamente con Chicago e oltre a parlare di vangelo rispondo anche alle molteplici domande che mi arrivano dai miei connazionali negli States»

Quali sono le domande più fre quenti?
«Diciamo che sono molto incuriositi su tutto ciò che accade in Europa. Poi mi affascina il fatto che pur essendo alla terza generazione sono molto legati alla loro nazione che spesso non hanno neanche mai visitato e alla fede cattolica. Inoltre il fatto che io sia in Italia vicino al Vaticano li affascina parecchio»

So che c’è una novità a breve?
«Sì, è in progetto una trasmissione analoga per la comunità italiana a Chicago. Questo mi fa molto piacere perché vuol dire che la trasmissione ha successo e che la fede non è un argomento "obsoleto" se lo si affronta nel giusto modo e parlando in maniera molto semplice. Se tutto va come spero a questo punto i miei interventi diventeranno due a settimana».

Simona Maccaferri

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