Cronaca

Estorsione e incendi: chiesti 10 anni di carcere per Ingrasciotta

Una condanna a dieci anni di reclusione e 2.500 euro di multa è stata chiesta dal pm Luca Scorza Azzarà, alla requisitoria contro Giovanni Ingrsciotta

Estorsione e incendi: chiesti 10 anni di carcere per Ingrasciotta
Cronaca 10 Dicembre 2019 ore 13:00

Estorsione e incendi

Una condanna a dieci anni di reclusione e 2.500 euro di multa è stata chiesta, stamani, dal pm Luca Scorza Azzarà, alla requisitoria che si è tenuta, davanti al tribunale collegiale di Imperia, contro l'imprenditore Giovanni Ingrasciotta, accusato di estorsione aggravata, fabbricazione, detenzione e porto d'armi da guerra (molotov) e incendio doloso. I fatti risalgono al 2016.

Secondo l'accusa, Ingrasciotta, in concorso con l'avvocato Riccardo Volanti e con Tiziano Bencivenni (il braccio destro di Ingrasciotta) avrebbe commesso un'estorsione a un'anziana abitante in via Termini, a Ospedaletti, affinché si allontanasse dall'alloggio in cui viveva, al primo piano di una palazzina gestita dall'Arte, oggetto di una compravendita.

Per liberare quell'alloggio

Ingrasciotta avrebbe prima riversato dell'amianto nel terreno adiacente il villino, nella speranza che l'Asl lo dichiarasse inagibile. Quindi, avrebbe fatto appiccare tre incendi (avvenuti: il 31 marzo, il 26 aprile e il 1 maggio), in modo da spaventare l'inquilina e danneggiare l'abitazione.

L'ultimo, tra l'altro quello del primo maggio, avvenne con il lancio di una molotov. Oggi, nel corso dell'esame, Ingrasciotta (difeso dall'avvocato Giulio Bettazzi) - davanti al Collegio, formato dai giudici: Donatella Aschero (presidente), con Francesca Minieri e Antonio Romano - ha detto di aver più volte ribadito, a Bencivenni e Volanti, la propria contrarietà agli attentati incendiari, temendo che la donna potesse restare ferita.

"Mi sento moralmente responsabile", ha affermato, negando subito dopo di aver mai chiesto la somma di cinquemila euro all'avvocato Volanti per aiutarlo nell'impresa. Quest'ultimo, tuttavia, si sarebbe reso irreperibile. Ingrasciotta, dopo aver più volte e invano tentato di contattarlo telefonicamente, recandosi anche nel suo studio di Albenga, avrebbe deciso di rivolgersi ai dentisti Bistolfi, di Ventimiglia, sapendo che conoscevano l'avvocato.

Il pm lo ha accusato

di aver estorto quattromila euro ai professionisti, ma Ingrasciotta ha subito specificato: "Volevo solo chiedere a Roberto Bistolfi di aiutarmi a trovare Volanti. Poi ho alzato i toni, ho usato espressioni forti dicendo che sarei andato ad Albenga a fare casino nello studio di Volanti, che gli avrei tirato un pugno in faccia, ma solo perché ero incavolato che mi doveva 10mila euro e non si faceva trovare".

Per difendersi dall'accusa di estorsione, Ingrasciotta ha detto che Bistolfi si era offerto di dargli del denaro per evitare guai all'amico. Una decisione che sarebbe stata presa in modo autonomo, senza forzature. A margine dello stesso processo, Bencivenni e Volanti hanno già patteggiato una pena a 4 e 5 anni di reclusione.

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