Cronaca

IMMIGRAZIONE IN LIGURIA: PIANO NUOVI ARRIVI NON CONDIVISO DAI COMUNI, VICEPRESIDENTE VIALE RIBADISCE LA RICHIESTA DI CESSAZIONE ARRIVI NELLA PROVINCIA DI IMPERIA

IMMIGRAZIONE IN LIGURIA: PIANO NUOVI ARRIVI NON CONDIVISO DAI COMUNI, VICEPRESIDENTE VIALE RIBADISCE LA RICHIESTA DI CESSAZIONE ARRIVI NELLA PROVINCIA DI IMPERIA
Cronaca 03 Febbraio 2017 ore 15:30

IMPERIA - “La stragrande maggioranza dei Comuni liguri, circa 150 su 235, non ha partecipato all’approvazione del piano Anci di distribuzione degli arrivi, presentato oggi in prefettura al tavolo immigrazione. Oltretutto, il piano prevede un aumento degli immigrati ospitati nel Tigullio, nel Golfo Paradiso e nella provincia di Imperia: una violazione, questa, a quanto chiesto in modo condiviso dalle Regioni al ministero, di escludere dai nuovi arrivi le province di confine”.

Lo ha dichiarato la vicepresidente e assessore regionale all’Immigrazione Sonia Viale, al termine della videoconferenza con il capo di gabinetto del ministero degli Interni Mario Morcone che si è svolta questa mattina in prefettura a Genova e a cui erano presenti i prefetti liguri, Anci e Comune di Genova.

Il prefetto Morcone – spiega la vicepresidente Viale – ha ribadito chiaramente che, a oggi, non è possibile stabilire un tetto massimo agli arrivi per il futuro: è quindi evidente che anche la quota dei 6mila non abbia nulla di definitivo. Ho ribadito la richiesta da parte della Regione Liguria di un maggiore coinvolgimento della conferenza Stato-Regioni sul tema dell’immigrazione, che a oggi è quasi del tutto mancato da parte del ministero, e della necessità assoluta di affrontare il problema degli arrivi a monte, come espressamente richiesto nella ‘Carta di Genova’”.

La vicepresidente Viale ha poi sottolineato che “l’impegno finanziario da parte del governo per l’accoglienza solo in Liguria è di 80 milioni di euro, mentre per il Fondo di solidarietà per le disabilità le previsioni della manovra finanziaria sono di un taglio di circa 6 milioni di euro: un’evidente ingiustizia sociale inaccettabile – conclude - verso le nostre fasce deboli”.

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