Coronavirus

Morti di altre cause classificati come Covid positivi? L’ennesima bufala dei negazionisti

Questa volta la bufala (palese, sebbene ci siano cascati pure dei nomi decisamente "eccellenti") nasce proprio da un certificato, decontestualizzato, che proviene dall'asl chiavarese: ecco di che si tratta in realtà

Morti di altre cause classificati come Covid positivi? L’ennesima bufala dei negazionisti
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In queste ore sta rimbalzando in tutta Italia – attraverso i social – l’ennesima bufala del fronte “negazionista” dell’emergenza Covid-19, e ad esserne protagonista è un certificato rilasciato proprio dalla nostra Asl 4 Chiavarese. Di che si tratta?

Morti di altre cause classificati come Covid positivi? L’ennesima bufala dei negazionisti

In breve, secondo i propalatori della bufala, il certificato mostrerebbe che morti di cause non correlate al Covid-19 sarebbero stati indicizzati come positivi a prescindere. Esempio sarebbe il caso del decesso di Bargone a cui si riferisce il certificato in foto, e che alla voce selezionata di decesso per cause indeterminate, indica considerarsi la salma positiva. Insomma uno dei tanti sistemi immaginati, secondo loro, per “gonfiare” i numeri dell’emergenza (come ve ne fosse bisogno).

Peccato che il certificato stesso sia abbastanza autoesplicativo, se solo lo si leggesse: «Indicazioni emergenziali connesse ad epidemia Covid-19 riguardanti il settore funebre, cimiteriale e di cremazione», di questo si tratta. In particolare con riferimento al MdS 01.04.2020. Ossia? Ad una circolare ministeriale che dispone le misure da tenere nell’ambito del trattamento delle salme durante la fase di emergenza.

In poche parole, cosa significa, e cosa indica quella circolare? Lo citiamo verbatim da essa: «Nei casi di morte nei quali non si possa escludere con certezza che la persona fosse affetto (sic) da COVID-19, per il principio di precauzione, si adottano le stesse cautele previste in presenza di sospetta o accertata patologia da microrganismi di gruppo 3 o prioni». Tutto qui: nel dubbio le salme devono essere trattate con attenzioni e misure di prevenzione del contagio come se fossero di pazienti positivi: ma questo non ha nulla a che vedere con le positività segnalate (o meno) al ministero per il conteggio di casi di persone malate.
L’unico strumento validato a certificare una positività, che sarà poi comunicata al Ministero per la stesura dei numeri del contagio, è il tampone: e in questo caso, per l’appunto, il certificato attesta non si sia eseguito alcun tampone. Non vi è perciò alcuna attestazione – né quindi comunicazione – di positività ma, non essendovi dunque neppure una certezza di negatività, che solo un tampone negativo potrebbe dare, il certificato indica alle pompe funebri, per massima precauzione, di trattare comunque la salma come potenzialmente positiva. “Perché non si sa mai”, si potrebbe colloquialmente dire: in questo del resto consiste, in sostanza, il principio di precauzione.

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