Oltre 300 persone per l’addio ad Alessio. L’omelia del vescovo

Oltre 300 persone per l’addio ad Alessio. L’omelia del vescovo
Ventimiglia, 14 Febbraio 2019 ore 17:14

Addio ad Alessio

Oltre trecento persone si sono strette questo pomeriggio, alla chiesa di San Nicola, di Ventimiglia, attorno al feretro di Alessio Vinci, lo studente di 18 anni, iscritto al primo anno di Ingegneria Aerospaziale del Politecnico di Torino, trovato morto la mattina dello scorso 18 gennaio, a piedi di una gru situata all’interno di un cantiere di Porte Maillot, a Parigi. C’erano il nonno Enzo e i tanti amici ed ex compagni di scuola, alcuni dei quali hanno accompagnato la salma verso l’altare. La messa è stata celebrata dal vescovo diocesano Antonio Suetta, con il parroco Francesco Marcoaldi e il suo vice, Domenico Orlando.

“Ci chiediamo perché in qualunque modo e in qualunque stagione della vita consideriamo la morte una grande ingiustizia, la più grande delle ingiustizie – ha affermato il vescovo -. Poi c’è un altro perché, se pensiamo alla vita di Alessio, avremmo da chiederci un attimo il perché, il perché di una vita che se ragioniamo con criteri umani, terreni, potremmo dire un po’ sfortunata. Gli sono mancati tanti punti di riferimento”.

E poi. “Un ragazzo straordinariamente dotato dal punto di vista dell’intelligenza che lo ha fatto eccellere a scuola, ma dotato anche magnanimità del cuore. Un ragazzo che era capace nonostante la giovanissima età ad entrare nel mistero delle cose, che era capace di gustare e condividere le amicizie”.

Ancora Suetta

“Ci chiediamo: Che cosa è successo? Che cosa è successo nei dettagli non lo sappiamo, ma al di là dei dettagli concreti che non sono quelli che ora ci interessano, forse che cosa sia successo veramente nella sua vita, nel suo cuore, fino in fondo non lo ha compreso neppure lui, perché la vita è un mistero. Perché la vita custodisce sempre le sue domande e non è facile arrivare al fondo del mistero. Un salmo nella bibbia dice una cosa vera, quando afferma che “un baratro è l’uomo e il suo cuore è un abisso”. Soltanto Dio lo conosce fino in fondo”.

“E anche se nella sua vita, non lo sappiamo con certezza, c’è stato un momento di cedimento, un momento in cui il suo cuore può non aver retto di fronte a qualche situazione che può averlo angosciato o spaventato, questo non toglie nulla alla sua intuizione giusta che la vita fosse da vivere con fedeltà e impegno fino in fondo”.

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