Scajola condannato a 2 anni: “Non mi dimetto”. Le dichiarazioni

Le dichiarazioni a caldo di Scajola: "Non mi dimetto dalla carica di sindaco. Proseguo il mio lavoro ancora con più impegno di prima"

Scajola condannato a 2 anni: “Non mi dimetto”. Le dichiarazioni
Imperia, 24 Gennaio 2020 ore 18:24

Condannato

“Non mi dimetto dalla carica di sindaco. Proseguo il mio lavoro ancora con più impegno di prima, perché nulla di questo entra con la mia attività amministrativa e nulla di questa condanna in primo grado ha a che fare con reati contro patrimonio”. Lo ha dichiarato il sindaco di Imperia, ed ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, all’uscita del palazzo di giustizia di Reggio Calabria, dopo la condanna a due anni, per aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Parla Scajola

“Speravo che si risolvesse già in primo grado – ha aggiunto – poiché sono uomo di istituzioni e credo nella giustizia e vuol dire, che ciò che non è stato sufficiente in primo grado, sono certo si risolverà nel secondo grado. In confronto alla richiesta di condanna del pm e di tutta l’inchiesta, mi pare che si sia sostanzialmente sgonfiata”.

A poi, precisa: “Ribadisco che mi sono interessato, nei limiti di quanto possibile, con le ambasciate per vedere se era possibile l’asilo politico, non credo che questo sia un reato e l’ho sempre dichiarato dal primo giorno e nei successivi gradi di giudizi. Mi auguro che venga confermato il mio comportamento nei termini di legge come persona corretta, che credo di essere”.

Alla domanda, se sia normale per un uomo dello Stato come Scajola pensare di chiedere asilo politico per un condannato per concorso esterno, afferma: “Ho cercato di aiutare non Matacena, ma una donna in assoluta difficoltà e affanno, che necessitava di avere aiuto”.

L’avvocato della difesa

Alla domanda: ricorrerete in Appello? L’avvocatessa Elisabetta Busuito risponde: “Direi di sì, ma le sentenze si commentano, dopo averle lette. Oggi abbiamo semplicemente un dispositivo. Il ragionamento è che cosa ha portato il tribunale a più che dimezzare la richiesta di pena avanzata dal pm, ciò fa sì che non c’è una perfetta coincidenza tra ricostruzione accusatori e quella che troveremo letta nelle motivazioni”.

E aggiunge: “Oggi abbiamo soltanto un dato finale, il commento si farà con le motivazioni. Avevamo messo in conto l’ipotesi di una condanna. Certamente eravamo sicuri che la richiesta pm non sarebbe stata accolta nelle misura in cui era stata formulata. Credevamo, fermamente, nell’assoluzione perché eravamo convinti nella bontà delle nostre tesi, sia dal punto di vista della ricostruzione fattuale, sia per quanto riguarda la ricostruzione giuridica, di cui oggi non ho sentito neanche una parola”.

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