Sanità

Vaccini anticovid a gennaio le prime dosi per personale sanitario

“Se riusciremo a fare tutto questo entro gennaio – precisa Toti - nel caso il virus si ripresentasse con una terza ondata, il lavoro per gli ospedali sarebbe molto meno gravoso e si eviterebbero contagi che potrebbero avere esiti gravi o tragici”

Vaccini anticovid a gennaio le prime dosi per personale sanitario
Cronaca 13 Dicembre 2020 ore 08:05

“È possibile che la prima fornitura del vaccino Pfizer arrivi nelle prime due settimane di gennaio, abbiamo fatto il punto con il Governo per organizzarci in modo tale che, non appena le dosi arriveranno alle Regioni, saremo pronti a somministrarlo. Stiamo lavorando su tutta la linea, siamo pronti a prenderci tutte le responsabilità e a lavorare durante le feste per costruire un percorso di vaccinazione che sia rapido ed efficace”. Così il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti nel consueto aggiornamento sulla situazione Covid in Liguria, dopo la riunione con i presidenti di Regione, i ministri agli Affari regionali Francesco Boccia e alla Salute Roberto Speranza e il commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri.
“Come sapete – aggiunge Toti – i primi a ricevere il vaccino saranno i lavoratori sociosanitari: è importate oggi proteggere i nostri ospedali dalla possibilità di contagi, quindi partiremo dal personale della sanità. Entro la prossima settimana ci sarà un censimento dettagliato e chiederemo chi tra medici, infermieri, tecnici e operatori sanitari ha intenzione vaccinarsi, sperando che siano davvero pochissimi quelli che si rifiuteranno, per poter comunicare numeri precisi al commissario Arcuri. Abbiamo chiesto che venga tenuto conto anche dei volontari delle pubbliche assistenze, poi il vaccino andrà a ospiti e personale delle Rsa. Una volta che saranno tutti vaccinati potranno così ricominciare le visite”.
“Se riusciremo a fare tutto questo entro gennaio – precisa Toti – metteremo in sicurezza una grande fetta di persone, le più fragili: in questo modo, nel caso il virus si ripresentasse con una terza ondata, il lavoro per gli ospedali sarebbe molto meno gravoso e si eviterebbero contagi che potrebbero avere esiti gravi o tragici”.

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