Cronaca
Lutto

Vallebona piange Enrico "Vurpe"

"Per chi suona la campana"... Il toccante ricordo dell'amica Pia.

Vallebona piange Enrico "Vurpe"
Cronaca Val Nervia, 07 Luglio 2022 ore 20:38

È morto Enrico Lanteri detto "Vurpe", storico personaggio di Vallebona. A lasciare un toccante ricordo l'amica Pia Viale.

 

"Per chi suona la campana"

Per chi suona la campana...
Suona sempre per qualcuno della famiglia-paese, quindi per qualcuno di casa, cui si è più o meno legati, ma comunque legati.
A volte, però, suona per un amico, un quasi coetaneo, una figura con cui hai condiviso tantissimo, anche periodi di distacco e divergenza, ma che comunque hai recuperato e apprezzato più di prima.
Oggi è suonata per te, Enrico, e non avrei mai più voluto sentirla.
Avrei così tante cose da dirti, ricordare i momenti condivisi, con quella grande passione della meccanica che avevamo tanto che già da ragazzina venivo a imparare come potermela sbrogliare con i motori. E' stata una scuola, che mi è servita tantissimo.
Un po' randagi ci sentiamo noi... dicevamo, perché a cavallo di una moto, di una vespa, di uno scooter eravamo liberi, solitari ma liberi.
Sei stato sindaco e nello stesso periodo io ero in cooperativa, non eravamo da poltrona, ma da zappa sempre dietro, perché se piove c'è da pulire una cunetta, o da scalzare i custi che nascevano sulla porta della coop o davanti al cancello del cimitero.
Trent'anni di caffè assieme al mattino, con gli altri che nel tempo sono rimasti pressoché gli stessi, a confrontarci sul lavoro, i problemi e i discorsi da bar che tuttavia avevano il loro senso.
E ogni tanto ci avventuravamo tra "uomini e profeti" per cercare delle risposte alle tante domande che l'umano vivere ci pone. Sentivo quanto partecipavi alle tue letture e come ti piaceva trasmetterne il senso. E io che facevo lo stesso, dal mio canto.
Geniale, eclettico, "ursu", ma amico di tantissimi, forse presi a uno a uno più che nel loro insieme. Trasgressivo quanto basta per rispondere alla gioventù, che è il tempo della disobbedienza, magari mascherata, come quella volta che ti sei pitturato la moto di notte per una gara di cross di modo che Rino e Yvonne non ti riconoscessero.
Ho il cuore stretto Enri, grazie per quella telefonata di addio che mi hai fatto pochi giorni prima dell'ultimo ricovero: "Stagu ma, Pì, sun stancu, nu l'è ciü vita sta chi". Avevi superato una montagna di difficoltà per questa malattia, ma non è bastato.
A tutte le belle donne della tua famiglia, Tiziana, Ile, Giada, loro consorti e prole il mio affettuoso abbraccio, così come a Daniela, Elvio, Rirì, Jacky e Piero, cugini primi.
Adesso coi profeti puoi parlarci direttamente, che ti siano di aiuto in questo lungo viaggio che hai intrapreso.
Ciao Enri.

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