“Sargonia mi aveva parlato di lui. Non spesso, ma qualche volta sì. Ha detto che aveva un ex fidanzato che era uno psicotico: la prima volta che me ha parlato ha usato proprio questa parola. Mi ha raccontato che l’aveva minacciata, dicendo che se avesse auto un altro ragazzo l’avrebbe uccisa”.
A parlare è Nordin Kertat, l’ultimo compagno di Sargonia Dankha
scomparsa il 13 novembre del 1995, a Linköping, in Svezia e per la cui sparizione è finito sotto processo con le accuse di omicidio volontario aggravato dai motivi abietti e futili e soppressione di cadavere: Salvatore Aldobrandi, 73 anni, originario di San Sosti (Cosenza), ma da anni residente a Sanremo, arrestato il 17 giugno scorso su ordine del gip di Imperia. L’uomo è stato ascoltato oggi come testa della difesa, nel corso dell’udienza davanti alla Corte di Assise di Imperia.
Il pm Maria Paola Marrali, titolare delle indagini assieme al collega Matteo Gobbi
gli ha chiesto anche di confermare le deposizioni già rilasciate in Svezia in due occasioni dopo la scomparsa. Sargonia e Nordin si erano conosciuti per un amico comune nell’estate del 1995. Si sono messi insieme a inizio autunno, quando lui ha iniziato il servizio militare a Linköping. Nordin dice di avere visto una volta questo Samuel, ma: “In trent’anni cambiano le persone e non posso dire che sia lui (rivolto all’imputato, ndr) l’ex fidanzato sargonia”.
Sargonia raccontò che Aldobrandi si faceva chiamare Samuel
Ha poi confermato che quest’ultimo la minacciava e che se avrebbe avuto un altro fidanzato l’avrebbe uccisa. “Mi diceva che lui la molestava, la chiamava, la minacciava. Questo avveniva quando stavano insieme. All’inizio cercava di non permettere a quell’uomo di invadere la nostra relazione, ma riceveva telefonate e quando chiedevo chi fosse, diceva che era lui”.
Nordin ricorda di aver sentito che Samuel aveva raccontato di qualcuno
che aveva impiccato la moglie e le aveva tagliato il collo, dicendo che avrebbe fatto lo stesso con lei. Sul fatto che Aldobrandi la seguiva o la facesse seguire: “La seguiva lui stesso e aveva sentito voci di un investigatore privato, ma non sono certo che me lo abbia riferito Sargonia prima di scomparire o qualcuno dei suoi amici”. L’ex compagno ricorda anche gli ultimi giorni prima della scomparsa della ragazza.
“Credo che fosse un lunedì, l’ho lasciata al mattino, sono andato in caserma e il lunedì sera sono tornato nel suo appartamento, finito il servizio. Avevo le chiavi di casa, sono entrato e mi sono messo a sistemare, ho preparato da mangiare, l’ho aspettata, poi era così stanco e mi sono addormentato. Mi sono svegliato alla mattina e non c’era ancora”.
Nordin racconta poi del sabato prima della scomparsa
quand’era era nel nuovo appartamento di Sargonia: “Era molto felice. Mi ricordo che lì c’era una nostra amica. Era naturalmente una ragazza felice. Anche se aveva molti problemi quando era con noi cercava sempre di essere molto felice. A un certo punto è entrato Samuel, ha cominciato a fare domande a Sargonia, chiedendo cosa stesse facendo. Ricordo che faceva domande. Mi ricordo, ma non sono certo, che sia giusto al cento per cento, che aveva una pistola e me l’ha puntata alla testa mentre ero seduto. Sargonia ha iniziato urlare vattene, vattene, devi andare via, quando l’ha visto. E Samuel dopo un po’ se n’è andato”.
Nel 2000 viene dichiarata la morte presunta di Sargonia
A inizio udienza il pm Matteo Gobbi ha annunciato di aver ricevuto sia la copia tradotta dell’atto, che la versione originale del certificato di morte presunta della ragazza, risalente al 2000. Per la difesa dell’imputato, tuttavia, la richiesta di acquisire il documento non può essere accoglibile, in quanto non si conoscono sia chi il soggetto che ha richiesto l’atto, sia chi lo ha rilasciato.
Inoltre: “Si tratta di una presunzione civilistica – ha affermato – che non certifica la morte, ma nel dibattimento deve emergere la prova concreta che non è più in vita”. La difesa contesta pure la richiesta di acquisizione degli atti delle precedenti denunce che la giovane aveva presentato in Svezia, prima ancora di scomparire, sottolineando che quei procedimenti non sono mai giunti a sentenza definitiva”.
A sgomberare il campo sui subbi riguardanti la provenienza del certificato di morte è la parte civile, che afferma di aver ricevuto il documento dalla Agenzia delle Entrate svedese: “ente preposto a fungere da ufficio anagrafe, che ha trasmesso via posta l’originale”.
Il presidente della Corte, Carlo Indellicati
si è poi riservato sulla decisione, mentre per quanto riguarda l’escussione dei tre testi di oggi ha annunciato l’assenza per malattia dell’interprete svedese; chiedendo alla difesa autorizzare l’impiego di una interprete dall’inglese per due dei tre testi “che parlano perfettamente inglese” o in alternativa dell’interprete in lingua svedese ausiliaria della procura. La difesa ha dato la propria autorizzazione limitatamente all’odierna udienza
Fabrizio Tenerelli
GUARDA LA GALLERY (2 foto)