Cerimonia in corso Mombello, di fronte al monumento ai caduti di Cefalonia e degli Internati Militari Italiani per il Giorno della Memoria.
Sanremo celebra il Giorno della Memoria
Presente l’amministrazione comunale, le autorità civili e militari della Città dei Fiori, l’Anpi e varie associazioni d’arma e cittadine, per perpetuare il ricordo dell’olocausto e dei tragici giorni dopo l’8 settembre del 1943.
«Il nostro compito – ha detto il sindaco di Sanremo Alessandro Mager, facendo sue le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella – è trasformare la giornata in consapevolezza. Il ricordo è fondamento della coscienza civile del paese e che deve tradursi nella costruzione di una società basata sui valori della pace e della democrazia. Le pietre d’inciampo preservano il ricordo e lo fanno vivere nelle nostre strade. Sono punti di riflessione continua per le nuove generazioni, per lottare contro l’odio e l’intolleranza».
«Io penso a Gaza»
«La memoria non deve essere solo una parola – così Amelia Narciso, presidente ANPI -. Deve diventare la parte più profonda di noi, affinché gli orrori non si ripetano più sul serio. La conoscenza, prima di tutto, di ciò che è stato. I ragazzi non sanno cosa sono gli IMI, non sanno cosa è successo a Cefalonia, dei soldati abbandonati a loro stessi. Primo Levi ci ha ordinato di ricordare quanto è accaduto, quando siamo nelle nostre tiepide case. Quando sono nella mia tiepida casa penso a Gaza. Senza casa, sotto ai bombardamenti, nella sofferenza. Stiamo dimenticando la nostra umanità, dobbiamo conservarla, per questo ringrazio gli insegnanti che oggi hanno portato qui i ragazzi»
La cerimonia si è spostata in corso Garibaldi, al civico 59, di fronte alla casa della famiglia Levy, per la posa si tre pietre di inciampo a ricordo di una famiglia ebrea. Il papà Federico, la mamma Gemma e la piccola Brunilde furono arrestati il 14 aprile del 1944. Nel giro di una settimana erano già ad Auschwitz, dove morirono appena dopo due giorni di detenzione.
La posa condotta dal professore Ottolenghi, testimone oculare della barbaria della Shoah.
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