Dopo l’ok, martedì scorso, del Consiglio regionale della Liguria, che a larga maggioranza (unico voto contrario quello del consigliere regionale ed ex sindaco Armando Biasi) ha accolto la richiesta di indire un referendum per cambiare nome a Vallecrosia (aggiungendo la dicitura “al Mare”) è già iniziata la campagna referendaria. Alla nota stampa del Comune ora amministrato dal Sindaco Fabio Perri che annunciava entusiasta il via libera della Regione, replica l’opposizione, capitanata dall’ex sindaco Biasi. Si voterà quasi sicuramente il 22 e 23 marzo con il referendum sulla Giustizia
L’iniziativa della consigliera Valeria Cannazzaro
La prima iniziativa “elettorale” che invita la cittadinanza a votare No al referendum, com’era prevedibile, è stata intrapresa dalla giovane consigliera comunale di opposizione Valeria Cannazzaro, già in amministrazione la scorsa legislatura, in maggioranza, al fianco di Armando Biasi e ricandidata a sostegno di Marilena Piardi.
Il post di Cannazzaro – condiviso dallo stesso Biasi – argomenta il No al referendum, quindi al cambio di nome, con cinque motivi, che sono sostanzialmente:
- Cambiare nome comporta 𝐦𝐨𝐝𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 a carta d’identità, documenti, insegne, uffici pubblici, scuole.
- Il centro storico diventerebbe “𝐕𝐚𝐥𝐥𝐞𝐜𝐫𝐨𝐬𝐢𝐚 𝐚𝐥 𝐌𝐚𝐫𝐞… 𝐚𝐥𝐭𝐚”: un paradosso geografico e identitario.
- Nessun piano di marketing serio prevede che 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐢 𝐮𝐧 𝐧𝐨𝐦𝐞 per aumentare il turismo.
- Le città che attraggono visitatori lo fanno con 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐯𝐞𝐫𝐚, 𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢, 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢.
- Il nome è 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚, 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀, 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀. Non si cambia con leggerezza.
Le motivazioni che hanno spinto l’attuale maggioranza al cambio di nome
“La proposta Vallecrosia al Mare nasce dalla volontà di rappresentare in modo più autentico ciò che siamo: una città affacciata sul mare, con un lungomare, delle spiagge e una vocazione turistica che meritano di essere riconosciute e promosse – le parole con cui il sindaco Perri ha sostenuto il cambio di nome e quindi il SI’ al Referendum – Vallecrosia al Mare non significa rinnegare la nostra storia. Le nostre radici restano intatte, forti, rispettate.
In sostanza, tra le motivazioni, per così dire, più “pratiche” si sottolinea il fatto che gli algoritmi che regolano le ricerche online collogherebbero Vallecrosia sostanzialmente in montagna, quindi non come località di mare. E questo penalizzerebbe il turismo in generale e quello estivo in particolare.