Pene pesantissime per i vertici del sodalizio ritenuto espressione della ’ndrangheta nel Ponente ligure: il procuratore generale della Corte d’Appello di Genova, Alessandro Bogliolo, ha chiesto la conferma delle condanne più elevate nel maxi processo sull’associazione a delinquere smantellata dalla Guardia di Finanza e ricondotta alla famiglia De Marte–Gioffrè. La sentenza d’appello è attesa per il 13 febbraio.
In particolare, il pg ha chiesto 20 anni di reclusione per Domenico Gioffrè, indicato come vertice dell’organizzazione, e 16 anni per Giovanni De Marte. Conferma richiesta anche per Andrea Ziella (11 anni e 8 mesi), Randy Leonardo Fiss Nieto (12 anni), Johnny Loda (10 anni), Giuseppe Scarcella (10 anni), Gaio Guillermo Niemes Tobar (8 anni e 4 mesi), Nicolò Striglioni (6 anni e 4 mesi), Lorenzo Onda (5 anni), Elvis Collaku (4 anni) e Gianluca Cavalcante (3 anni e 2 mesi).
Le accuse
Secondo l’accusa, il sodalizio criminale, collegato ad articolazioni della ’ndrangheta operanti in Calabria, sarebbe stato attivo dal 2020 tra il Dianese e l’Imperiese, con l’obiettivo di acquistare, coltivare, trasportare e rivendere cocaina, hashish e marijuana.
Nella requisitoria pronunciata a fine dicembre, Bogliolo ha parlato di un sodalizio mafioso “delocalizzato”, nel quale “è pienamente configurabile la proiezione verso l’esterno della forza di intimidazione” dei membri della famiglia Gioffrè-De Marte. La ’ndrangheta, “locale del Ponente ligure”, avrebbe raggiunto nel tempo “una forza intimidatrice tale da rendere superflui gli avvertimenti espliciti”.
Il procuratore generale ha inoltre sottolineato i legami familiari tra i De Marte-Gioffrè e una delle più importanti cosche calabresi, la Santaiti-Gioffrè di Seminara. Il metodo mafioso sarebbe stato “strettamente collegato al narcotraffico”, utilizzato per controllare lo spaccio tra Imperiese e Dianese e contrastare i gruppi rivali.
Sul fronte delle singole posizioni, tre imputati hanno chiesto l’accesso al concordato: Alessandro Casa (6 anni, contro i 7 anni e 6 mesi del primo grado), Arcangelo Antonio Raso Casanova (3 anni e 8 mesi, rispetto ai 4 anni e 4 mesi) e Daniel Ciulla (8 anni, a fronte dei 7 anni e 2 mesi).
Chiesta infine la rideterminazione della pena per Giovanni Chimienti (9 anni e 4 mesi), Michela De Marte (6 anni e 2 mesi), Antonino Laganà (9 anni e 2 mesi), Vincenzo Santarpia (9 anni e 6 mesi) e Indrit Shaba (8 anni e 6 mesi).