Sul tavolo dell’amministrazione comunale il progetto per la costruzione di un albergo nel convento delle Suore Carmelitane di Sanremo, realizzato a suo tempo dal grande Giò Ponti.
Le suore si fanno l’albergo, ma il Comune frena
Un programma complesso, spiegano da Palazzo Bellevue, per il quale gli uffici stanno facendo le opportune valutazioni e probabilmente produrranno una serie di osservazioni per rimodulare quanto proposto dalla cooperative che ha presentato il progetto.
L’idea, in sostanza, sarebbe quella di abbattere alcuni fabbricati in disuso nelle pertinenze del terreno religioso, che non appartiene alla diocesi di Ventimiglia-Sanremo, bensì alla Provincia di Imperia, per realizzare un piccolo albergo. Ospiterebbe pellegrini, disabili e famigliari delle monache ospitate nella Città dei Fiori. E al contempo, si produrrebbero delle risorse per rimettere in sesto alcune criticità strutturali del convento. Le prime mosse del programma nel 2019, quando l’allora amministrazione del sindaco Alberto Biancheri ha dato parere preventivo favorevole alla variante urbanistica al Puc, prospettando già delle integrazioni.
La storia delle suore Carmelitane a Sanremo
Le Carmelitane Scalze, l’ordine fondato da Santa Teresa D’Avila, ha un rapporto privilegiato direttamente con la Santa Sede. A Sanremo, le suore sono anche le produttrici di un’ottima marmellata biologica. Era stato lo stesso Papa Pio X a sentenziare: “A Sanremo serve un Carmelo”. Il Pontefice indicò alle monache di Saint Die, in fuga dalla Francia e dalla soppressione degli Ordini Religiosi, di chiedere ospitalità alla contessa D’Auvers, discendente diretta del Re Santo Luigi di Francia, nella sua villa di Corso Cavallotti. Era il 1901. La contessa, alla sua morte, donò la villa alle Carmelitane, che la trasformarono in un convento a tutti gli effetti.
Di traverso ci si mise la Seconda Guerra Mondiale e i suoi bombardamenti, che non risparmiarono il Carmelo di Corso Cavallotti. E in più, la forte espansione della città, nel dopoguerra, creò un ambiente sfavorevole al silenzio e alla contemplazione che la vita monastica richiede.
Pertanto, le suore cercarono una sistemazione più conveniente, nella piccola struttura conventuale con la chiesetta della Madonna della Misericordia, protrettrice degli abitanti della collina di Bonmoschetto, a ridosso del mare, in una zona defilata e tranquilla della Città dei Fiori. Provvidenziale fu l’incontro con il designer e architetto milanese Giò Ponti, uno dei più importanti nel suo campo del dopoguerra italiano. Accettò con entusiasmo di progettare il Carmelo sanremese, nella sua forma attuale, bianco e blu con la grande cupola di vetro che lo contraddistingue. L’architetto in più di una occasione ebbe a dire che il convento sanremese fosse una delle opere più care al suo cuore. Il trasferimento definitivo delle Carmelitane Scalze avvenne nel 1958. Nel 1989 il passaggio di giurisdizione dal vescovo locale alla Provincia.
Nell’ultimo periodo il convento ha ospitato circa una ventina di religiose, alcune delle quali di origine francese, sull’onda delle origini stesse del Carmelo della Città dei Fiori. L’ordine, fondato da Teresa di Gesù nel Sedicesimo secolo, e trascinato dal Concilio di Trento, ripropone una rivisitazione più rigida e ortodossa della regola carmelitana tradizionale.