Consiglio comunale straordinario, questa mattina, a Taggia, per insignire l’ambasciatore della Repubblica del Cile, Ennio Augusto Vivaldi Véjar, della cittadinanza onoraria. Il medico cileno originario proprio del Comune della Riviera del Fiori. La proposta di deliberazione approvata all’unanimità.
L’ambasciatore Ennio Augusto Vivaldi Vejar diventa cittadino taggese
Vivaldi Vejar è stato rettore dell’università del Cile dal 2014 al 2022 prima di assumerà la carica diplomatica e ha più volte ripetuto che gli atenei sono i pilastri della democrazia. Spesso si è definito un italiano del Quindicesimo Secolo, nello sforzo umanistico continuo di ricercare la conoscenza. Alla cerimonia, oltre all’amministrazione e all’ambasciatore, i parenti taggesi di Vivaldi Véjar, diversi sindaci e amministratori del territorio e le autorità civili e militari. Le motivazioni da ricercarsi non solo nel rapporto umano e nel legame familiare che ha unito le sponde dell’oceano, ma anche nell’opera di promozione dei valori scientifici al servizio della comunità di cui l’ambasciatore si è fatto portatore. Anche, nella sua veste ufficiale, promuovendo scambi universitari tra Italia e Cile.
«Non nascondo una sincera emozione per questa giornata – Così il sindaco Conio -. C’è una sincera amicizia che è nata in questi anni, siamo chiamati a celebrare un legame che il tempo, la storia e l’oceano che ci divide non hanno potuto scalfire. Un film rouge che ci unisce attraverso la memoria. Questo è il riconoscimento solenne alle radici autentiche della nostra comunità. La sua storia parte dagli orti e dai carrugi che i nonni paterni, Iolanda e Augusto, hanno lasciato con il coraggio tipico di questa gente, cercando fortuna, ma senza recidere il cordone italiano. Bentornato a casa ambasciatore».
Il primo cittadino ha chiuso con una poesia del poeta cileno Premio Nobel Pablo Neruda
Un angolo di Taggia in Cile. Il racconto di Vivaldi Véjar
La nonna, a Conception, coltivava gli olivi, un angolo di Taggia in Cile. L’ambasciatore ha visto il borgo solo nel 1991, ma ha ascoltato i racconti di Iolanda che parlavano dei profumi e della storia di Taggia.
«Ringrazio il sindaco e le autorità per questo riconoscimento – così il neo taggese – . Per me emozione molto profonda. Felice che ci siano mia moglie, mia figlia e mia nipote. A distanza, lo sono anche mio fratello e mio figlio. Spiegare l’emozione che mi suscita non è facile, perché i sentimenti sono fatti per essere vissuti, più che essere descritti»
«Il primo contatto fu la fantasia di un bambino a 12mila chilometri – spiega l’ambasciatore -. Ascoltavamo le storie prima di andare a dormire e dopo pranzo. la Festa di San Benedetto, i compagni di scuola, il ponte romano, u Pantan dove la famiglia aveva una locanda. Conoscevo anche aspetti complessi, come il fatto che mio nonno appartenesse alla Confraternita dei Bianchi, mentre sul suocero era priore dei Rossi. Mio nonno tornò in Italia per combattere la Grande Guerra, sposò mio nonna e tornò in Cile. Ho conosciuto i modi di dire, le espressioni quotidiane, la mimica. Conception c’era un altro taggese, Pasquale Anfossi e io lo veneravo».
«Molti anni dopo – ancora Vivaldi Véjar – mi sarei avvicinato a Taggia per viverla di persona. Era il mio primo viaggio in Europa e avevo 41 anni. Quella era la stessa età che aveva Cristoforo Colombo nel ’42. Partecipavo a un congresso medico a Cannes, noleggiai un auto e tornai a Taggia. Non sapevo che cosa avrei trovato. Arrivato al Confine mi fermai alla dogana e sventolava una grande bandiera italiana. Fu una grande emozione. Arrivai a Taggia al calare della sera. Ebbi l’esatta sensazione di un tempo sospeso. Conobbi e divenni amico di alcuni parenti di mia nonna, lato materno. Frequentati bar dove mi sembrava di continuare a vedere Pasquale Anfossi ringiovanito».
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