Ha chiesto di poter salutare, anche solo in videochiamata, con le due figlie, di 9 e 10 anni: Emanuela Aiello, 43 anni, in carcere a Torino con l’accusa di omicidio preterintenzionale per la morte della figlioletta più piccola, Beatrice, trovata morta, il 9 febbraio scorso, nella sua casa di Montenero, a Bordighera.
In concorso è indagato, in stato di libertà
e con la stessa accusa, anche il compagno di lei, M.I., abitante a Perinaldo. Le due bambine sono oggi ospitate in un istituto, il cui nome e luogo è al momento coperto dal segreto giudiziario.
Emanuela, parlando con il proprio legale Laura Corbetta, che la difende assieme a Bruno Di Giovanni, ha chiesto di poter vedere le bambine. Ieri, tra l’altro, al tribunale dei Minori di Genova si è tenuta l’udienza per l’affidamento dei figli.
La giudice Martina Scuderoni si è riservata sulla decisione
La difesa della Aiello (avvocato Corbetta) ha chiesto che le bambine vengano ospitate dai nonni materni; mentre la difesa del padre (quest’ultimo detenuto in carcere per altri reati), sostenuta dall’avvocato Fabio Scaffidi Fonti ha proposto la sorella del papà. Il giudice potrebbe accogliere una delle due istanze o decidere di affidare le bambine a un istituto. L’unica cosa, che sembra ormai certa, è la revoca della responsabilità genitoriale a entrambi.