Spiraglio imperiese

Studenti in piazza contro il riarmo dell’Occidente. «Al prezzo di una fregata si recuperano 7mila scuole»

"L'unica guerra che siamo disposti a combattere è quella contro i sistemi oppressivi che vorrebbero mandarci al fronte"

Studenti in piazza contro il riarmo dell’Occidente. «Al prezzo di una fregata si recuperano 7mila scuole»

Gli studenti del collettivo Spiraglio Imperiese scenderanno in piazza, mercoledì 5 marzo, contro il riarmo dell’Occidente, nel solco tracciato dall’ondata di proteste dei colleghi tedeschi (nella foto in copertina) in seguito alle politiche della Germania e la reintroduzione dell’obbligo di registrazione per la leva.

 

Studenti in piazza contro il riarmo e la vendita di armi a Israele

L’appuntamento è alle 10:30 in piazza Ulisse Calvi. Nel mirino del collettivo studentesco, che punta a coinvolgere ragazzi da tutto il Ponente Ligure nella protesta, ci sono le politiche italiane nei confronti di Israele (e dell’occupazione militare della Cisgiordania e le operazioni a Gaza) e lo slancio verso il riarmo. Segnatamente, gli studenti contestano la complicità con il governo di Benjamin Netanyahu  dell’Italia, terzo esportatore di armi dopo USA e Germania nel conflitto in Medio Oriente e l’impegno assunto dal governo di Giorgia Meloni al vertice dell’Aia (24 e 25 giugno 2025) con la NATO per destinare al comparto militare il 5% del Pil entro il 2035.  L’operazione porterebbe a un aumento delle spese stimato che arriverà a toccare i 105 miliardi di euro.  Per assicurare la massima presenza e mostrare un fronte unito, Spiraglio Imperiese annuncia di essere pronto a sostenere le spese di viaggio a chiunque voglia unirsi al corteo ( attraverso i profili instagram @spiraglioimperiese e @collettivo_studentesco_ingauno, alla mail spiraglioimperiese@gmail.com o direttamente parlando con gli attivisti).

 

 

«L’unica guerra contro i sistemi che vorrebbero mandarci al fronte»

«Non possiamo fare altro che opporci alla complicità dell’Occidente europeo nei progetti neocoloniali contemporanei, e allo stesso modo non possiamo che combattere contro la sua partecipazione attiva nel genocidio del popolo palestinese per mano sionista – si legge in una nota stampa -. La Costituzione del nostro paese, scritta da partigiani e antifascisti, nel suo articolo 11 ripudia ogni forma di guerra: come giustificare, alla luce di questo, la complicità italiana in un progetto pluridecennale di occupazione militare».

 

«In un paese nel quale scuola, sanità, previdenza e servizi sociali cadono a pezzi, non possiamo accettare che un solo euro di più sia reindirizzato dai servizi essenziali verso gli armamenti – ancora Spiraglio Imperiese – . Al costo di un sommergibile militare, si stima che lo stato italiano potrebbe assumere 8129 infermieri; al costo di una fregata Fremm, potrebbe mettere in sicurezza ben 7297 edifici scolastici. Quando viene detto che per intervenire sulle lacune dei servizi essenziali mancano i soldi, in verità a mancare è la volontà di istituire piani di spesa pubblica mirati, finalizzati al benessere delle classi popolari e dellə cittadinə tuttə anziché all’arricchimento dell’industria pesante e delle aziende belliche. Rifiutiamo di arruolarci tra le fila della guerra del capitale e del colonialismo, di morire per terre e risorse che non ci appartengono, di uccidere persone con cui abbiamo molto più in comune di quanto ne abbiamo con i politicanti che vorrebbero schierarci come soldatini. L’unica guerra che siamo dispostə a combattere – concludono –  è quella contro i sistemi oppressivi ed estrattivisti che vorrebbero mandarci al fronte».

 

La coscrizione in Germania e la leva sospesa in Italia

La Germania, nel dicembre del 2025 è stata percorsa da un’ondata di proteste studentesche contro l’introduzione dell’obbligo di registrazione per la leva militare. Non si tratta di una vera e propria coscrizione, in quanto il servizio militare rimane su base volontaria. Dal 1° gennaio del 2026, tuttavia, tutti i neo maggiorenni (nati nel 2008) saranno obbligati a registrarsi nelle liste di leva e a sostenere le visite attitudinali psico-fisiche. Con l’opzione di procedere alla coscrizione nel caso in cui non si raggiungessero gli obiettivi numerici dell’arruolamento.

In Italia, con decreto legge del 2005, la leva obbligatoria è stata sospesa in favore della costituzione di un esercito professionale su base volontaria, ma non abrogata. E’ tecnicamente ripristinabile solo da un decreto del Presidente della Repubblica in caso di guerra o di gravi scenari internazionali. Al momento, il reclutamento nelle forze armate del Belpaese avviene esclusivamente con i concorsi per i Volontari in Ferma Iniziale (VFI).