Energia e materie prime, CNA: rincari fino al 60% dopo le tensioni in Iran

Monitoraggio tra le imprese: aumentano elettricità, rame, ferro e alluminio, costi di spedizione fino a 3.000 euro in più. Vazzano: "Piccole aziende sempre più sotto pressione"

Energia e materie prime, CNA: rincari fino al 60% dopo le tensioni in Iran

È l’energia elettrica a guidare la classifica dei rincari registrati nelle ultime settimane, in seguito all’escalation del conflitto in Iran. A seguire aumentano anche rame, ferro, alluminio e carburanti, mentre gli incrementi risultano più contenuti per l’acciaio e i prezzi delle farine restano sostanzialmente stabili.

Il monitoraggio della CNA

È quanto emerge da un monitoraggio realizzato dalla CNA su un campione di imprese. L’analisi evidenzia un aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime, le prime tensioni sugli approvvigionamenti e un forte incremento dei costi di spedizione e assicurativi, che in alcuni casi arrivano fino a 3.000 euro in più per un container standard.

Energia elettrica in forte aumento

Il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica ha registrato un aumento del 60%, in linea con l’andamento delle quotazioni del gas sulla piazza di Amsterdam. Il prezzo medio delle ultime due settimane si attesta a 143 euro per megawattora, contro i 102 euro della Germania, i 63 euro della Francia e i 48 euro della Spagna.

Le materie prime più colpite

Tra le materie prime spicca il rame, con aumenti che sfiorano il 40%, sostenuti dalla forte domanda proveniente da settori come automotive e data center. Seguono ferro e profilati di alluminio, con rincari intorno al 20%.

Edilizia e industria

Nel settore delle costruzioni si registrano incrementi del 18% per il conglomerato bituminoso e del 10% per il calcestruzzo. Nella meccanica alcune plastiche segnano aumenti fino al 30%. Più contenuti, invece, gli aumenti dell’acciaio: +4% per i coils zincati, +3% per i laminati a caldo e prezzi stabili per i laminati a freddo.

Legno e carburanti

Anche il legno ha iniziato a risentire delle tensioni internazionali, con aumenti compresi tra il 10 e il 15%. Dopo il picco iniziale si sono invece stabilizzati i carburanti: +15% per il gasolio e meno del 10% per la benzina.

Listini sempre più instabili

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la forte instabilità dei listini. In molti casi le quotazioni dei materiali restano valide soltanto per 24 ore e per alcuni prodotti, come tubazioni e raccordi in PVC, i fornitori accettano ordini con riserva di aggiornamento dei prezzi.

Il peso dell’energia sulle imprese

Le farine restano stabili, ma il settore dei prodotti da forno rimane tra i più esposti alle oscillazioni energetiche: le bollette incidono per circa il 14% sui costi di produzione. L’energia pesa ancora di più su comparti ad alta intensità energetica come lapidei e tintolavanderie, dove può rappresentare fino al 40% dei costi aziendali.

L’allarme della CNA Imperia

“Le tensioni internazionali dimostrano ancora una volta quanto le piccole e medie imprese siano le prime a subire le conseguenze delle crisi globali – dichiara Luciano Vazzano, segretario CNA Imperia –. I rincari dell’energia e delle materie prime stanno mettendo sotto pressione migliaia di attività artigiane e piccole imprese che già operano con margini molto ridotti”.

La richiesta di interventi

“Le guerre e le tensioni geopolitiche – prosegue Vazzano – finiscono quasi sempre per generare vantaggi per i grandi gruppi economici e per i mercati finanziari, mentre per le piccole imprese significano costi più alti, incertezza e difficoltà negli approvvigionamenti. CNA continuerà a chiedere interventi concreti per evitare che siano proprio loro a pagare il prezzo più alto di crisi che non dipendono da loro”.