di simone baggioli

LA POLITICA IN CIABATTE – Ciak, si multa…

La rubrica di Simone Baggioli uscita la scorsa settimana sul settimanale La Riviera. Non perdete domani (giovedì 26 marzo) in edicola la nuova "ciabattata"

LA POLITICA IN CIABATTE – Ciak, si multa…

C’è una provincia in Italia dove gli autovelox non sembrano strumenti di sicurezza stradale ma veri e propri bancomat. Una provincia dove si fanno milioni di euro di multe mentre nei tribunali si discute se quegli apparecchi siano davvero omologati oppure semplicemente approvati. Che non è una sottigliezza da azzeccagarbugli bensì la differenza tra una sanzione legittima e una multa che potrebbe finire nel cestino.
Ma nel frattempo il sistema non si ferma. Anzi. Prendiamo il caso simbolo del tratto dell’Aurelia Bis tra Taggia e Sanremo. Un solo autovelox. I numeri sembrano quelli di una vincita al Superenalotto, con oltre 175.000 multe in poco più di tre anni, circa 10 milioni di euro incassati dalla Provincia di cui quasi 4 in un solo anno.
E attenzione, non parliamo di piloti di Formula 1. La maggior parte delle sanzioni riguarda superamenti minimi, pochi chilometri orari oltre i 70 consentiti su una strada extraurbana a doppia corsia che meriterebbe un limite decisamente più elevato. Insomma, niente Fast&Furious.
Il risultato è una vera catena di montaggio della sanzione. Si passa. Si supera il limite di poco. Flash. Foto ricordo. Verbale in arrivo. Altro che souvenir della Riviera. Nel frattempo, la politica parla di sicurezza. Ma i numeri raccontano un’altra storia, una fonte di entrate garantita per i bilanci. E tutto questo avviene sotto il rigidissimo controllo di “Sua Maestà”, dominus incontrastato della politica locale.
Il risultato? In provincia di Imperia ci sono più autovelox funzionanti sulle strade provinciali che sull’intera autostrada dei Fiori. Perché, diciamolo chiaramente, qui non sembra più sicurezza stradale ma un modello economico finemente rodato. Autovelox installati. Gestione tecnologica esternalizzata. Flussi di verbali automatizzati. Milioni che entrano.
Nel frattempo, nei tribunali continua il grande dibattito su approvazione o omologazione. E senza omologazione la legittimità delle multe diventa… diciamo… discutibile. Ma mentre giuristi e giudici si interrogano, il sistema resta operativo. Le multe continuano. I verbali partono. Gli autovelox lavorano. Sempre. Perché c’è un dettaglio che spiega molte cose, i ricorsi sono pochissimi rispetto al numero totale delle sanzioni. Una percentuale minima.
Anche se qualcuno vince in tribunale, la macchina continua a produrre milioni senza battere ciglio. Ed è qui che nasce il dubbio. Perché quando un sistema produce milioni di euro ogni anno, la tentazione di chiamarlo “sicurezza stradale” invece di “industria della multa” diventa quasi irresistibile.
E così, mentre automobilisti e avvocati discutono, mentre i giudici annullano verbali, gli autovelox restano accesi. E allora, quei milioni, potrebbero almeno tornare utili ai cittadini. Ad esempio per sistemare le strade provinciali del nostro entroterra, spesso dimenticate e in condizioni tutt’altro che impeccabili.
Perché la sicurezza stradale, prima ancora dei controlli, dovrebbe iniziare dall’asfalto.

Simone Baggioli