L’aumento dei costi dell’energia non rappresenta più un fenomeno temporaneo ma una criticità strutturale che rischia di mettere in difficoltà il sistema produttivo ligure e, in particolare, quello della provincia di Imperia. Secondo le stime di CNA, a livello nazionale circa 300mila piccole imprese risultano esposte ai rincari energetici, con un impatto potenziale fino a 30 miliardi di euro annui in caso di crisi prolungata.
Il peso sulle microimprese liguri
In Liguria operano oltre 160mila imprese, di cui più del 95% sono micro e piccole realtà. Nella provincia di Imperia si contano circa 20mila attività, concentrate soprattutto nei servizi, nell’artigianato, nel turismo e nelle attività alla persona: settori in cui l’energia rappresenta ormai una voce di costo sempre più rilevante.
Bollette fino al 30% dei costi
Per molte attività locali – tra cui lavanderie, centri estetici, ristoranti, autoriparatori e imprese della trasformazione alimentare – le bollette incidono ormai tra il 20% e il 30% dei costi complessivi, con punte ancora più elevate in diversi casi.
Le criticità strutturali del territorio
A rendere la situazione ancora più complessa contribuiscono fattori tipici del contesto ligure: isolamento infrastrutturale, costi logistici superiori rispetto ad altre regioni e forte dipendenza dalla stagionalità del turismo.
L’allarme di Luciano Vazzano
«Qui non siamo più di fronte a un problema congiunturale – spiega Vazzano – ma a una crisi strutturale che rischia di travolgere il nostro sistema economico. Le piccole imprese stanno sostenendo costi energetici fuori controllo mentre margini e fatturati restano sotto pressione. È una situazione insostenibile».
Secondo il segretario della CNA imperiese, negli ultimi anni è mancata una strategia energetica nazionale capace di proteggere davvero il tessuto delle piccole imprese, troppo spesso lasciate esposte alle inefficienze del sistema.
Il rischio chiusure e desertificazione economica
Senza interventi immediati, avverte l’associazione, il rischio concreto è una progressiva chiusura di attività con effetti diretti su occupazione, servizi e coesione sociale.
«Se chiudono le piccole imprese – aggiunge Vazzano – non perdiamo solo produzione: perdiamo servizi, lavoro, sicurezza economica e coesione sociale. In una provincia fragile come la nostra, questo significa desertificazione».
Le richieste a Governo e Regione
CNA Imperia chiede un cambio di passo attraverso:
un taglio strutturale del costo dell’energia e la riduzione degli oneri in bolletta
misure straordinarie per le micro e piccole imprese energivore “di fatto”
semplificazione e rafforzamento degli incentivi per efficienza energetica e autoproduzione
politiche territoriali dedicate alle aree fragili come la Liguria
«Serve una scelta politica netta – conclude Vazzano –: o si mette al centro il sistema delle piccole imprese oppure si accetta il declino economico dei territori».