“Oggi scrivo con la voce spezzata e con la determinazione di chi non può più tacere. Scrivo per mio fratello Andrea, per ciò che era prima di quella notte e per ciò che la violenza gli ha portato via per sempre. Scrivo perché la sua storia non venga dimenticata, perché nessuno possa voltarsi dall’altra parte fingendo che tutto questo non sia accaduto”.
Così Tanja oliva racconta, a distanza di quasi un anno e mezzo
la vicenda che ha cambiato per sempre la vita di suo fratello e della sua famiglia. Andrea Oliva, infatti, 50 anni, all’epoca titolare del “Night & Day” di Bordighera, la notte di Capodanno del 2025 venne presso a pugni da Cezar Postu, 27 anni, di origine moldava, ma abitante a Ventimiglia, che lunedì prossimo dovrà comparire davanti al gup di Imperia per il processo in abbreviato con l’accusa di lesioni gravi.
Tre pugni in seguito ai quali finì in coma
A distanza di tutti questi mesi è tornato a parlare, a riconoscere le persone, ma sarà difficile che possa anche tornare in piedi. “La notte del 31 dicembre 2024, ha stravolto la sua vita – racconta la sorella – Andrea stava lavorando nel suo bar come sempre, con la gentilezza e il sorriso che lo contraddistinguevano. In pochi secondi all’improvviso, un cliente lo ha aggredito con tre pugni violentissimi, colpi sferrati con tecniche da arti marziali. Tre pugni che hanno provocato una gravissima emorragia cerebrale e un coma prolungato con danni neurologici irreversibili. Tre pugni che hanno distrutto per sempre la sua vita, e ferita per sempre quella dei suoi familiari”.
Prosegue nel suo commosso racconto
“Da allora Andrea ha vissuto un calvario che nessuno merita. Mesi in coma, mesi in rianimazione in cui ogni giorno ci veniva ripetuto che non sarebbe sopravvissuto. Sedici mesi di ricovero in nove ospedali diversi, sedici mesi senza nessun ritorno a casa, sedici mesi senza bere un bicchiere d’acqua a causa della disfagia, sedici mesi senza vedere il suo amato cane, sedici mesi senza poter mangiare una pizza fuori con i suoi amici, sedici mesi facendo “la doccia” sdraiato nel letto antidecubito e dieci mesi senza potersi alimentare normalmente. Ad oggi continua ancora con lo svezzamento”.
“Vive su una sedia a rotelle neurologica, ha perso il controllo del collo e del busto, paralizzato dal lato sinistro, vede solo da un occhio, ha problemi alle corde vocali, non può più cantare come amava fare. Per essere cambiato devono utilizzare il sollevatore. Ha bisogno di assistenza continua, giorno e notte. A soli 48 anni, la sua vita è stata stravolta in modo crudele e definitivo. E noi, la sua famiglia, viviamo da un anno e quattro mesi in uno strazio che non si può spiegare. Ogni giorno è una ferita nuova, ogni notte una paura che non passa, ogni mattina un dolore che non dà tregua. La nostra vita è stata inghiottita da un’angoscia che non lascia spazio al respiro. E’ una storia che brucia, che lacera, che toglie il fiato”.
E prosegue: “Andrea non è più l’uomo che era. Non è più il fratello che correva, che cantava, che abbracciava forte. Non è più il figlio che faceva ridere nostra madre, l’amico che sapeva ascoltare tutti. La violenza gli ha portato via la voce, il corpo, l’autonomia, la libertà. Gli ha portato via la vita che si era costruito con sacrificio e amore. Abbiamo dovuto imparare a guardarlo negli occhi senza poterlo salvare“.
“Abbiamo dovuto imparare a sorridergli mentre dentro noi, tutto si faceva sempre più buio. Abbiamo dovuto imparare a convivere con l’impotenza, con la rabbia, con la domanda che più ci tormenta ogni giorno: Perché? Perché il colpevole è ancora in libertà?? E mentre Andrea lotta per sopravvivere a ciò che gli è stato fatto, chi lo ha ridotto così è libero!Libero di camminare per le nostre strade, libero di vivere la sua vita, libero di poter fare del male ancora“.
“Questa ingiustizia è un peso che ci schiaccia, un’ulteriore violenza”
“che si aggiunge a quella già subita da Andrea. Per questo oggi a gran voce,io e la mia famiglia, chiediamo alle Istituzioni di rimodulare le norme sulla violenza, di applicare le leggi con coerenza rispetto alla gravità delle conseguenze, di proteggere le vittime e la collettività. Non possiamo accettare che una vita venga distrutta, e che tutto continui così, come se nulla fosse accaduto. Tutti noi, la sua famiglia, ringraziamo, con tutto il cuore, chi ci è stato vicino in questo lungo incubo: chi ha mandato un messaggio, una chiamata, un abbraccio. La vostra presenza è stata un filo di speranza, una luce in questo buio che sembra non aver mai fine. Scrivo questa lettera, perché Andrea merita che la sua storia non venga dimenticata. Merita verità, merita giustizia, e finché avrò voce, continuerò a raccontarla”.
Le foto sono tratte dal profilo Facebook di Tanja
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