La querelle

Le associazioni d’arma contro Papavero Rosso. Polemica sul 25 aprile

I reduci abbandonano il corteo. Querelle con altre associazioni. "Episodio che si commenta da solo"

Le associazioni d’arma contro Papavero Rosso. Polemica sul 25 aprile

Un 25 Aprile amaro a Sanremo, caratterizzato da tensioni e polemiche. Casus belli gli striscioni e le bandiere contro la guerra e a favore del popolo palestinese esposti da Papavero Rosso, il collettivo studentesco che rappresenta parte degli studenti del Liceo Cassini della Città dei Fiori.

 

Le associazioni d’arma contro Papavero Rosso. Polemica sul 25 aprile

Rivendicazioni che non hanno incontrato il favore delle associazioni d’arma presenti. La scelta, al grido di “fascisti rossi” è stata quella di abbandonare il corteo per celebrare la Giornata della Liberazione dal Nazifascismo, nonostante avessero contribuito all’organizzazione. Ha mantenuto la posizione, invece, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, rappresentata da Amelia Narciso, che ha regolarmente partecipato al corteo.

 

«Alla base di questa sofferta decisione – scrivono i reduci – , una situazione di potenziale tensione con alcuni manifestanti, che – secondo le stesse associazioni – hanno dato da subito alle celebrazioni una connotazione marcatamente politica, partitica e divisiva – hanno spiegato in una nota stampa -. Una linea ritenuta incompatibile con il carattere apartitico e apolitico della cerimonia e delle associazioni stesse».

«Per evitare strumentalizzazioni e ulteriori criticità, le associazioni hanno quindi deciso di non partecipare alle manifestazioni odierne».

L’interrogazione di FdI

Nel frattempo, in consiglieri di FdI Antonino Consiglio ed Elisa Balestra presenteranno, nella prossima seduta del Consiglio comunale, un’interpellanza  per conoscere se la Giunta di Sanremo fosse a conoscenza della partecipazione del collettivo studentesco alla manifestazione, se conoscesse le modalità della partecipazione e, dato che gli stessi collettivi hanno poi organizzato un pranzo conviviale e un momento di approfondimento con il collettivo Extinction Rebellion abbiano pagato il suolo pubblico per l’occupazione del parco di Villa Peppina.

 

Polemica 25 aprile: interviene Progetto Comune

«Non esistono “bandiere sbagliate” quando queste portano i simboli della giustizia sociale, del lavoro e dei diritti  La Resistenza è stata una lotta di popolo guidata da ideali di uguaglianza che la sinistra continua a presidiare – così l’associazione Progetto Comune – . Queste bandiere non dividono, ma ricordano a tutti che la libertà senza giustizia sociale è un guscio vuoto. La politica non può restare ai margini o limitarsi a una passerella istituzionale. Il 25 Aprile è, per definizione, una scelta di campo. La Resistenza non è finita nel 1945, essa continua ogni volta che difendiamo la dignità umana contro ogni forma di oppressione e autoritarismo. Rifiutiamo ogni tentativo di neutralizzare il valore politico di questa giornata. Essere in piazza oggi significa chiedere politiche che onorino i sogni dei partigiani: pace, accoglienza, lavoro dignitoso e difesa dello stato sociale».

 

«V olere impedire a dei 18enni di partecipare al corteo si comneta da solo»

Tra le bandiere non gradite ai feduci, anche quella di Rifondazione Comunista. E sul punto interviene anche il segretario cittadino Paolo Germano.

«I comunisti giocarono un ruolo centrale: le Brigate Garibaldi, legate al PCI, rappresentavano circa il 50% delle forze partigiane, sostenendo il peso maggiore della lotta armata. I partigiani garibaldini (comunisti) pagarono un prezzo alto, costituendo la maggioranza delle vittime tra le formazioni partigiane. Dunque il partito della Rifondazione Comunista, erede del PCI, a buon diritto può partecipare con le proprie bandiere alla celebrazione della Festa della liberazione. Quanto al diverbio con il collettivo studentesco del Papavero Rosso, sempre per motivo di simboli non graditi, credo si commenti da solo. Anziché apprezzare che dei 18enni festeggino e ricordino con orgoglio la Resistenza Partigiana, si è cercato anacronisticamente di limitarne la partecipazione. Se i combattenti fossero rimasti avrebbero potuto ascoltare ed apprezzare la lettura, da parte di Andrea Scavello, della straordinariamente attuale lettera del partigiano parmense Giacomo Ulivi. Ma, come si dice, gli assenti hanno sempre torto».