I retroscena choc

Bea era già morta quando Aiello ha chiamato i soccorsi, le sorelline la imploravano da ore. L’ipotesi sconcertante

La chiamata al 112 un tentativo, si suppone, di collocare altrove - tra le altre cose - la morte della bimba e non a casa di Iannuzzi

Bea era già morta quando Aiello ha chiamato i soccorsi, le sorelline la imploravano da ore. L’ipotesi sconcertante

Bea sarebbe stata morta da ore, quando la mamma, Emanuela Aiello, ha chiamato il 112 dalla sua casa di Montenero  (Bordighera), quella mattina del 9 febbraio scorso.

 

Bea sarebbe già stata morta quando la mamma ha chiamato i soccorsi

Questo è quanto emerge dalle indagini della Procura di Imperia, condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo coordinati dalla PM Veronica Meglio. Indagini che hanno portato oggi all’arresto sia di Aiello (che comunque era già in carcere) sia del compagno di lei, Manuel Iannuzzi, 42 anni.

 

Determinanti per definire l’inquietante ipotesi la testimonianza delle due sorelle di Beatrice, 9 e 7 anni, ascoltate in forma protetta dalla dottoressa Meglio. La bimba sarebbe stata violentemente percossa la sera prima, a casa di Manuel Iannuzzi e sarebbe morta nella notte. Lo confermerebbe anche l’esame autoptico condotto dal professore Francesco Ventura, che colloca il decesso a circa sei ore prima della chiamata ai soccorsi. La causa della morte un trauma cranico inflitto con un oggetto contundente al momento non ancora verificato.

 

Le stesse sorelline di Beatrice avrebbero implorato più volte la mamma e il suo compagno di allertare i soccorsi, viste le condizioni disperate della bambina. I due l’avrebbero messa sotto la doccia per farla riprendere e avrebbero maldestramente cercato di soccorrerla (circostanza che ha evitato la contestazione dell’omicidio), pur senza allertare il 112, perché altrimenti avrebbero dovuto rendere conto dello stato della piccola Bea.

I tentativi di depistare le indagini  e il racconto agghiacciante delle sorelle

Anche la chiamata del giorno successivo sarebbe stato un tentativo di collocare il decesso della bimba nella sua casa e non in quella di Iannuzzi e di dimostrare che la madre avesse fatto tutto il possibile per aiutarla. Anche le dichiarazioni rese inizialmente dalle due sorelle sarebbero state suggerite. All’interrogatorio con gli psicologi e la dottoressa Meglio, le bimbe hanno reso un quadro sostanzialmente sovrapponibile agli elementi raccolti dai carabinieri.

«Senza alcuna velleità di vendetta – così il procuratore Alberto Lari -. Anzi, con lo spirito di onorare la morte della sorella. Sono molto più mature rispetto alla loro età, in particolare la maggiore, in virtù della situazione che hanno vissuto».

Le bimbe hanno fornito particolari agghiaccianti agli inquirenti, relativi alla serata in cui la sorellina è deceduta e rispetto alle sevizie reiterate che madre e compagno infliggevano alla bimba.

Nella foto in copertina la casa di Montenero delle tre bimbe e della mamma, appartenente ai suoceri