Il Negroni è uno di quei cocktail che non chiedono permesso. Tre ingredienti, parti uguali, carattere deciso. Gin, vermouth rosso, bitter. Nasce come evoluzione dell’Americano e diventa subito qualcosa di più intenso, più notturno, più consapevole. Un classico italiano che non ha mai avuto paura dell’amaro.
È il drink delle conversazioni lunghe, delle luci basse, dei pensieri che prendono tempo. Elegante ma diretto, strutturato ma mai rigido. Un equilibrio che sembra scolpito nella pietra.
Eppure, anche il Negroni può cambiare stagione.
Dietro al mio bancone è nato lo Spring Negroni, una versione che guarda alla primavera di Sanremo e ai suoi profumi. La struttura resta fedele: gin a fare da colonna portante, bitter a dare profondità. Ma il vermouth diventa alle fragole, preparato in casa, morbido e delicatamente fruttato. Non dolce, ma rotondo. Non invadente, ma luminoso.
Anche il bitter prende una strada nuova, lasciandosi infondere da un mix di agrumi, per aggiungere freschezza e una vibrazione più viva all’amaro classico. Il risultato è un Negroni che mantiene il suo carattere, ma alleggerisce il passo.
A completare il tutto, un rametto di lavanda del territorio. Non un semplice elemento decorativo, ma un richiamo diretto ai profumi che circondano la nostra Riviera. Avvicini il bicchiere e prima ancora del sorso arriva una nota floreale sottile, elegante, che prepara il palato e racconta il paesaggio.
Servito con ghiaccio pieno e cristallino, lo Spring Negroni resta fedele all’anima del classico, ma cambia luce. È lo stesso carattere deciso, vestito di primavera.
Perché i grandi cocktail non hanno bisogno di essere stravolti. Basta ascoltare la stagione, il territorio, e trovare il modo giusto di farli parlare una lingua nuova.
E magari farvi venire voglia di tornare, la prossima settimana, per scoprire il prossimo…
(Riccardo Semeria, professionista sanremese con esperienza internazionale, ha vinto per il secondo anno consecutivo il titolo Aibes di miglir barman della Liguria)
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