La sentenza

Finto medico di Bordighera: Massone condannata a 3 anni. Asl1 come parte civile

La difesa aveva chiesto assoluzione e riconoscimento incapacità di intendere e di volere. Il pm tre anni e quattro mesi

Finto medico di Bordighera: Massone condannata a 3 anni. Asl1 come parte civile

È stata condannata in primo grado a tre anni di reclusione e al pagamento di 15mila euro di multa Enrica Massone, 59 anni, la donna che nel 2023 si sarebbe spacciata per un medico all’ospedale Saint Charles di Bordighera.

 

Enrica Massone condannata a 3 anni

A pronunciare la sentenza, oggi, la giudice Eleonora Billeri. L’imputata, torinese, difesa dall’avvocato Giovanni Cicerano, è stata anche condannata al pagamento delle spese processuali. In separata sede il risarcimento delle parti civili  l’Asl1 imperiese, l’Ordine dei Medici e Chirurghi e Odontoiatri di Milano  e Cura Medica spp.

Le sono state riconosciute le attenuanti generiche, bilanciate dell’aggravante della recidivia. Per lei, la difesa aveva chiesto l’assoluzione e, in subordine, il riconoscimento dell’incapacità di intendere e di volere. I reati contestati falso ideologico, esercizio abusivo della professione medica e truffa. Infine, l’inchiesta era coordinata dal procuratore aggiunto Lorenzo Fornace, aveva chiesto 3 anni e 4 mesi.

 

La vicenda

Enrica Massone al momento si trova reclusa in carcere, a Torino, per scontare una pena di 4 anni e 3 mesi di reclusione, definitiva dallo scorso ottobre, per truffa. La donna si è fatta nominare amministratrice di sostegno per sottrarre la pensione a una coppia di anziani. Non versava neanche la retta che spettava alla struttura che li ospitava. In passato era stata condannata anche per truffa ai danni di decine di migranti, per una vicenda legata ai permessi di soggiorno.

 

La donna era stata assunta al Saint Charles di  Bordighera  nel 2023, dalla cooperativa Igea, per conto della Gvm Care & Research, il Gruppo ospedaliero privato che aveva ottenuto da Regione Liguria la gestione del presidio bordigotto. Secondo gli elementi raccolti durante l’inchiesta avrebbe presentato un’autocertificazione in cui sosteneva di essere laureata in Medicina e Chirurgia alla Bocconi di Milano e di essere iscritta all’ordine dei medici lombardo, oggi parte civile.

Ad accorgersi delle evidenti carenze nell’esercizio della professione medica fu il dirigente Asl Giovanni Bruno, responsabile del dipartimento Governo clinico e servizio, poche settimane dopo.