Di Marco Corradi
Era venuto a Santo Stefano, alloggiando a Marina degli Aregai, 18 anni fa dopo una dispendiosa missione spaziale. E pure 15 anni fa. Ci è tornato in questi giorni per una vacanza. Paolo Nespoli, astronauta milanese, 69 anni, ha raccontato le sue esperienze nello spazio in un incontro organizzato questa sera nel resort sanstevese.
Racconti di spazio con Paolo Nespoli
«Non siamo scienziati – ha spiegato – ma dobbiamo avere qualche competenze. Mi è capitato di parlare con il Papa e mezz’ora dopo farmi da fare per aggiustare il gabinetto». Nello spazio il corpo cambia per mancanza di gravità. «Lo scheletro perde importanza. Le ossa si assottigliano. Il cervello impara a utilizzare diversamente i muscoli. Si sta solo in equilibrio. A terra ci si riadatta velocemente ma non completamente: se si inciampa si cade. Ci vogliono cinque o sei mesi per recuperare del tutto. Ricordo che ero seduto alla scrivania e mi si gonfiavano i piedi».
In missione si è ritrovato con tanti colleghi di nazionalità diverse. «Faccio una battuta. Dallo spazio non si vedono i confini. E nello spazio si perde il senso di nazionalità. Si compie un giro completo della Terra in un’ora e mezzo e si vede un’alba e un tramonto. E si avverte anche il cambio di stagione».
«Avere il coraggio di pensare all’irrealizzabile»
Nel 2011 rieccolo a Santo Stefano per un periodo di riabilitazione. «Dopo essere stato nello spazio sei mesi ho trascorso un periodo qui. Quando scendi ti mettono disteso per riadattare il cuore e circolazione. E riacquisire il senso dell’equilibrio. Nello spazio all’inizio è po’ come avere il mal di mare. Alcuni stanno molto male. Due o tre giorni ci si adatta. Si è distanti dalla famiglia. Mi godevo lo spettacolo e vedo una massa sul golfo del Messico. Pensavo finisse a Houston dove c’erano mia moglie due figli. Chiamo casa, mia moglie stava vivendo un uragano. Al ritorno ho fatto un paio di settimane ad Aregai. A Santo Stefano mia figlia ha ritrovato l’altalena che utilizzava quando aveva cinque anni. Oggi nello spazio vanno anche non astronauti. Non chiamateli turisti spaziali! Si arrabbiano. Nella mia carriera ho preso qualifica su Shuttle e sulla Soyuz. Hi dovuto prepararmi quindici anni. Loro invece…».
Oggi, astronauta dismesso, Nespoli insegna. «Bisogna avere il coraggio di pensare all’impossibile, all’irrealizzabile. Lo dico ai miei allievi». Ma nel tempo libero, nello spazio, che si fa? «Ho portato le carte. Ho aperto il mazzo e… sono volate vie. Si possono vedere film. Un libro. Telefonare. Leggere giornali e riviste online. Nello spazio si lavora 12 ore e 12 ci si riposa».
E ancora: «Mi sono divertito a fare foto. Soprattutto all’Italia. Ne ho fatte 500 mila una volta e 100 mila un’altra. E ho cercato le piramidi. Non ho visto la Muraglia cinese. Dopo quattro o cinque settimane viene un po’ di nostalgia della Terra. E ti viene in mente di fare analisi filosofiche. Alla fine mi sono chiesto se sto utilizzando efficacemente il tempo che mi è concesso».
Compiaciuta anche Beatrice Parodi, patron del gruppo che gestisce la struttura: «Fa piacere avere ospiti di questi genere».