Una conferenza convocata nella sala polifunzionale del Tribunale di Imperia dalla Camera Penale, presieduta dall’avvocato Marco Bosio, per fare il punto sulle condizioni – gravi – del sistema carcerario italiano. Con particolare riferimento ai dati che arrivano dalla Liguria e dalla Riviera dei Fiori.
La fotografia della Camera Penale sulle carceri imperiesi, liguri e italiane
L’incontro, pensato per sensibilizzare l’opinione pubblica, anticipa il grande convegno che si svolgerà a Firenze il 19 settembre che riunirà le Camere Penali italiane, la magistratura, la politica e il mondo accademico, per elaborare e poi presentare una serie di iniziative da presentare al governo. Obiettivo ridurre sia il sovraffollamento che riportare la detenzione nell’arco costituzionale che codifica la pena come strumento di rieducazione. A pochi giorni di distanza, un altro tassello importante: il 22 settembre la Corte Costituzionale discuterà dell’istanza presentata dal Tribunale di Firenze, con riferimento al carcere di Soliciano, per il differimento della pena in condizioni di degrado carcerario. Un pronunciamento che potrebbe investire tutto il sistema carcerario italiano.
I dati raccolti dai penalisti imperiesi
Ma vediamo i dati, messi in fila da Bosio, sulla situazione, difficile, che vivono anche le carceri della provincia di Imperia. Che in primis, come nel resto della regione, soffrono della soppressione dell’Istituto di Savona. Seppur contneuto, contribuiva in qualche modo a ridistribuire i detenuti. La situazione peggiore si ha Sanremo, con 223 posti regolamentari -219 effettivi -, 277 presenze e un tasso di sovraffollamento del 126%. La percentuale dei detenuti stranieri è del 58%, al di sopra sia della media ligure (56) che nazionale (circa il 32%). Una problematica che si traduce, nella quotidianità carceraria, nelle difficoltà legate alla mediazione culturale e alla lingua, dunque anche alle relazioni. Carente anche il profilo lavorativo all’interno del carcere. Meglio i servizi igienici e sanitari.
Imperia, al contrario, si difende sul sovraffollamento: 53 posti effettivi e 58 presenze. Il carcere offre anche alcuni corsi di formazione, manca, però un presidio sanitario notturno. Nel quadro si inserisce anche l’aumento dei detenuti con patologie psichiatriche, con doppia diagnosi o con problemi legati alla tossicodipendenza. Tutti andrebbero trattati con programmi differenti – terapeutici – diversi dai reclusi “standard”. Non a caso, aumentano anche gli episodi di autolesionismo.
In Liguria i reclusi sono 1437 per 1107 posti disponibili maglia nera al carcere femminile di Pontedecimo: 96 posti effettivi e 157 presenze (164% di sovraffollamento). Su 1437 detenuti 210 sono in attesa di giudizio 1° grado, 88 appellanti, 38 ricorrenti, 17 categoria mista. La maggior parte sono condannati in via definitiva. Un pesante sovraffollamento – sottolineano dalla Camera Penale – non riesce ad essere gestito completamente dai Baschi Blu della Penitenziaria. Ci sono 994 unità a livello ligure, presenti 850 con una scopertura del 14%. Il deficit non riguarda solo la Polizia Penitenziaria, ma anche il personale dell’area educativa e il personale amministrativo, che registrano una carenza del 16%. Un funzionario ogni 15 detenuti. Questo spiega Bosio – incidente a livello costituzionale sul fronte della funzione rieducativa della pena. In Liguria i detenuti impiegati sono solo una ventina. Mentre 50 lavorano in regime di semilibertà.
In Italia: i reclusi sono al 30 giugno 2026 oltre 64mila, su circa 51mila posti. In media il sovaffollamenro è del 139-140% con 173 istituti oltre la capienza, 73 con picchi che vanno dal 238 al 150% . Nel 2026, tra le mura delle carceri si sono tolti la vita 46 detenuti (dato aggiornati a settembre). Nel 2025 erano 80. Un dramma che travolge anche gli agenti della Polizia Penitenziaria.
Le proposte a Firenze delle Camere Penali
Cosa chiedono le Camere Penali? Provvedimenti di clemenza, indulti e amnistie per i reati di scarsa gravità; aumentare i giorni di liberazione anticipata, maturati ogni mese, dai detenuti, per una scarcerazione che precede il fine pena “naturale”; misure alternative alla detenzione potenziate; incentivare attività lavorative e di studio nelle carceri; attuare l’inserimento in comunità dei detenuti tossicodipendenti secondo quanto prevede la legge del 2026.
«Bisogna umanizzare i detenuti»
«Questo governo non è molto sensibile alle tematiche del carcere – ha detto Bosio -. Ha una impostazione che segue il sentire comune del “buttiamo via la chiave”. Serve invece un percorso di reinserimento funzionale riduce drasticamente le percentuali di recidivia, come ha ampiamente dimostrato il funzionale carcere di Bollate. L’efficienza del sistema carcerario è un tema fondamentale, è metro di misura della civiltà di un paese democratico. E le inchieste, come quella arrivata oggi alla conclusione a Sanremo, sono una conseguenza del degrado che si respira nelle carceri-polveriere».
«Dobbiamo cercare di fare capire che il carcere non è un mondo separato dove stanno i cattivi che devono pagare – ha concluso- . Certo, sono stati condannati, ma bisogna umanizzarli. Che è il primo pilastro di una società civile. Bisogna attuare i principi costituzionali. Questo è un discorso culturale».
Gli scatti dell’incontro sono di Roberto Ruscello.
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