Se hai affrontato la Dakar, attraversato il deserto e guidato per ore inseguendo un roadbook, cosa puoi fare per divertirti un pò? Semplice: prendere un’Ape 50 e portarla sulla Via del Sale. Maurizio Gerini, imperiese di Chiusavecchia, pilota dal curriculum che parla da solo, sembra avere un debole per le sfide che agli altri apparirebbero quanto meno discutibili. L’ultima è stata proprio questa: affrontare le nostre montagne a bordo del piccolo tre ruote, trasformando un mezzo nato per tutt’altro scopo in un improbabile compagno d’avventura. Un mezzo che, almeno sulla carta, sembra avere ben poco in comune con una moto da rally e che invece, nelle mani di Gerini, è diventato l’ennesimo pretesto per mettersi in viaggio e andare a cercare qualche nuova storia da raccontare. E appena rientrato dalla Via del Sale, nemmeno il tempo di raffreddare il motore: moto, casco e via verso un’altra salita, quella del Sestriere. Perché forse è proprio questo il tratto distintivo di Gerini: cambiano i mezzi, cambiano i terreni, cambiano le difficoltà, ma la voglia di partire resta sempre la stessa. E allora, tra una risata e un ricordo della Dakar, gli abbiamo chiesto soprattutto una cosa, raccontarci di questa nuova “follia” su tre ruote. Con una certezza: quando Maurizio Gerini racconta una storia, non sai mai se alla fine farà più rumore il motore dell’Ape 50 o quello della sua prossima avventura.
Maurizio, dopo aver guidato una moto alla Dakar, sei salito su un’Ape 50: è un segno che finalmente hai trovato il mezzo adatto al tuo livello?
“Sì, diciamo che alcune delle mie doti di guida vengono proprio da lì perché sono nato con questo mezzo fin da quando avevo 14 anni e non ho mai messo di usarla. L’Ape 50 è un oggetto che fa parte della mia quotidianità”
Qual è stata la cosa più difficile: la Dakar o convincere l’Ape a fare la Via del Sale?
“Questo evento ha tirato su un polverone sano. Tutti sono rimasti affascinati. Diciamo che siamo noi che abbiamo sottovalutato le potenzialità del mezzo, io per primo ero scettico, ma tutti i mezzi si sono comportati bene col loro ritmo. E ora dico che addirittura potrebbero fare anche di più”
Su un’Ape 50 bisogna guidare o bisogna semplicemente avere tanta fede?
“A differenza di quanto si pensi su un’Ape 50 bisogna avere una guida molto fine altrimenti basta un attimo per capottare. E’ un mezzo leggero e poco stabile, basta una sterzata non calcolata e sei ribaltato. Diciamo che è un binomio di fede e di tecnica!”
Hai affrontato la Via del Sale pensando “che bello, finalmente una cosa tranquilla” oppure dopo cinque minuti eri già alla ricerca di un punto dove montare un roadbook?
“Veramente l’avventura è nata come una chiacchierata da bar goliardica. All’inizio eravamo in due poi al momento di agire sentivamo l’atmosfera addosso nel pensare di fare questa follia, e eravamo dubbiosi, non c’è mai stato una certezza. Comunque io conoscevo bene il percorso fatto più volte e ci siamo informati bene con le dovute attenzioni”
Hai mai avuto, durante il giro, la tentazione di scendere e spingere?
Spingere di per sé mai, però abbiamo avuto qualche intoppo sul percorso ma tutti intoppi calcolati come le forature se non con l’aggravante del diluvio universale che ci colto il primo giorno di viaggio. Abbiamo fatto soste nel rifugio Le Marmotte e il vento sulla cresta ha ribaltato un’Ape senza nessuno a bordo senza creare troppi danni
Qual è stata la reazione degli altri quando hanno visto arrivare un pilota della Dakar su un’Ape 50?
“Sembrava di essere come in alcune mie gare della Dakar! Su tutto il percorso avevamo il tifo, la gente si fermava per fare foto e video alle nostre Api 50, poi tanti applausi come al giro d’Italia ci hanno accompagnato per tutto il viaggio”
Ti sei sentito più osservato sull’Ape 50 o alla partenza della Dakar?
“Effettivamente mai più mi sarei aspettato tutto questo calore della gente per strada. Quando cori nel deserto non c’è nessuno, sulla via del Sale al confronto c’era il mondo”
Voliamo con la fantasia: se dovessi preparare un’Ape 50 per la Dakar, qual è la prima modifica che faresti?
“Sicuramente sarebbe un primato visto che nessuno lo ha mai fatto. Come preparazione tecnica bisognerebbe aumentare il diametro delle gomme altrimenti si infosserebbero nella sabbia e ci vorrebbe un motore prototipo almeno da 1500 cavalli di cilindrata”
Quando fai queste cose, riesci a goderti il panorama oppure il cervello continua a cercare traiettorie, pietre, buche e punti di frenata?
“Apprezzo tantissimo queste cose goliardiche perché nel mio lavoro cerco ovviamente il massimo delle prestazioni al millimetro, mentre in queste situazioni mi godo il momento in più senza cronometri o avversari da battere e in più ho una splendida compagnia”
Subito dopo la via del Sale sei salito sulla moto e hai affrontato il Sestriere. Lo hai fatto da pilota o con la testa da motociclista che vuole semplicemente godersi la strada?
“Ho inseguito questo sogno dei motori e quindi non ne ho mai abbastanza. Volevo fare la Sanremo-Sestriere con gli amici di sempre da motociclista. Adesso però si va avanti. Andrò in Marocco per il campionato del mondo rally raid, un primo test per la Dakar”
Gerini pilota vuol dire anche solidarietà.
“E’ nostra intenzione futura, considerato che questa avventura ha ottenuto più di un milione di visualizzazioni, riorganizzare un altro evento del genere aperto al pubblico con lo scopo di fare una raccolta fondi dei nostri progetti già aperti in passato per le missioni in Madagascar di padre e per il Gaslini”
Pierantonio Ghiglione
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