A distanza da 11 anni, da quel 12 luglio del 2015, quando il velocista imperiese Davide Re (uno dei tre italiani di sempre ad aver corso sotto i 45 secondi) sfiorò il podio dei 400 metri ai Campionati Europei Under 23 di Tallinn in Estonia, giustizia è stata fatta. La Wada ha squalificato – retroattivamente – per doping il quattrocentista russo Pavel Ivashko, che in quella gara arrivò secondo. Automaticamente, a Davide Re è stata quindi assegnata la medaglia di bronzo. Un risarcimento postumo (e tardivo) a distanza di oltre 11 anni.
Il rapporto McLaren che ha svelato il doping di stato degli atleti russi
La squalifica di Ivashko è stata decretata grazie alle prove emerse nel rapporto McLaren (frutto di un’inchiesta indipendente commissionata dall’Agenzia Mondiale Antidoping, la WADA, e condotta dal professor Richard McLaren). Pavel Ivashko ha ricevuto una squalifica di quattro anni con effetto retroattivo a partire dal 7 novembre 2025, che ha portato all’annullamento di tutti i suoi risultati sportivi ottenuti dal 19 maggio 2014 in poi. Quindi anche dell’argento di quella gara che vide Davide Re finire al quarto posto, fuori dal podio per pochi centesimi.
La decisione ha naturalmente avuto effetti anche per lo sloveno Luka Janežič , che in gara era finito terzo e si è visto assegnare la medaglia d’argento. Per la cronaca quella gara fu vinta dal francese Thomas Jordier, il cui oro è confermato non avendo egli subito – come tutti gli altri atleti – alcun provvedimento disciplinare per doping.
Davide Re, oggi 33enne – atleta delle Fiamme Gialle e per una quindicina d’anni della Nazionale – ha lasciato le gare lo scorso anno. Si è ritirato ufficialmente il 23 novembre 2025 con un’ultima simbolica corsa a Milano
