Le indagini

Inchiesta CVA: respinti i domiciliari per Giuseppe Argirò

La Gip di Palermo Giuseppa Zampino ha cassato la richiesta della Procura. Misure cautelari invece per Matta e l'ex assessore siciliano Armao

Inchiesta CVA: respinti i domiciliari per Giuseppe Argirò
Aggiungi Prima la Riviera alle tue fonti preferite

Non sussistono le condizioni per applicare una misura cautelare. Questo è quanto ha deciso il Gip di Palermo per Giuseppe Argirò, 57 anni,  manager sanremese accusato di corruzione dalla procura del capoluogo siciliano. Niente arresti domiciliari.

Niente domiciliari per Giuseppe Argirò

Per il sanremese, ex CEO di CVA (Compagnia Valdostana delle Acque), la notizia arriva dopo la raffica di interrogatori di garanzia iniziata a ottobre, di fronte alla giudice per le indagini preliminari Giuseppa Zampino.  Sono altri otto gli indagati nell’inchiesta, tra cui Marco Malacarne Gentile, già dirigente di CVA Eos, anche lui “graziato” dai domiciliari.  Entrambi avevano risposto alle domande del gip e presentato la loro versione dei fatti.

L’inchiesta della Procura di Palermo

Per la Procura coordinata da Maurizio De Lucia, CVA avrebbe stipulato una serie di consulenze con l’esperto avvocato siciliano Pierluigi Matta per un totale di 147mila euro. Soldi che, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero confluiti poi “nelle tasche” dell’ex vicepresidente della Regione Sicilia Gaetano Armao, all’epoca presidente della Commissione per le autorizzazioni ambientali.  In cambio la CVA – azienda che si occupa del comparto idrico valdostano e, ultimamente, anche della produzione di energia attraverso fonti rinnovabili – avrebbe ricevuto delle spinte per i progetti (fermi) sull’isola.

Disposti, invece, i domiciliari per Matta e Armao. Quest’ultimo, in particolare, era stato raggiunto dalla richiesta di custodia cautelare in carcere.

La versione di Argirò

A rappresentare Argirò l’avvocata genovese Sabrina Franzone. La legale, a suo tempo, aveva espresso forti perplessità su tutto l’impianto accusatorio. La necessità, aveva spiegato, di “arruolare” Pierluigi Matta per sboccare le pratiche siciliane di CVA deriva dal fatto che l’azienda aveva investimenti al palo per 100 milioni di euro. Le consulenze, dunque, non sarebbero state fittizie come sostiene la Procura, ma vere e proprie operazioni per cercare di smuovere la mole di progetti siciliani.

Argirò avrebbe indicato Matta, conosciuto in ambito lavorativo, come uomo della CVA per lo scopo, ma in seguito non avrebbe neanche firmato i contratti per le consulenze. Matta si sarebbe interfacciato direttamente con i referenti dei singoli progetti. «Di certo – aveva detto Frazone -, non con l’amministratore delegato».