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Cinque curiosità sul Giro d'Italia in Liguria

Dalla "fuga al contrario" alla tappa in memoria di Weylandt. La Liguria protagonista della Corsa Rosa.

Cinque curiosità sul Giro d'Italia in Liguria
Attualità Imperia, 19 Maggio 2022 ore 14:42

L'agenzia regionale di promozione del territorio suggerisce, in occasione delle due tappe (12esima e 13esima, la prima in corso di svolgimento) del Giro d'Italia in Liguria,  alcune curiosità riguardanti i passaggi della Corsa Rosa nella regione. Dalla primissima volta nel 1909, alla "fuga al contrario" fino ai tempi recenti.

 

1- Il primo giro nel 1909

La prima edizione del Giro d’Italia vede già, tra le regioni protagoniste,  la Liguria: due tappe, la 6° tappa, il 25 maggio 1909, Firenze – Genova e la 7° tappa il 27 maggio, Genova – Torino, percorrono la Liguria da riviera a riviera: ingresso a Sarzana passando poi per La Spezia, Chiavari e Rapallo per arrivare a Genova. Settima tappa per Savona e Albenga, raggiungere Imperia Oneglia e salire in Piemonte dal Colle di Nava (come la tappa di domani). Nel primo Giro, si percorsero 2.448 chilometri  in otto tappe (di cui alcune superavano i 300 km). Si iscrissero in 166, partirono in 127 e arrivarono appena in 49. La Corsa Rosa la vinse Luigi Ganna, mentre a Genova a vincere fu Giovanni Rossignoli, un buon velocista soprannominato Baslòt.

 

2- L'Airone

 

Seconda tappa, nel 1940, da Torino a Genova. I favoriti di quel Giro sono Giovanni Valetti, vincitore delle ultime due edizioni e Gino Bartali, che aveva vinto nel 1936 e nel 1937. Fausto Coppi, appena ventenne, è suo gregario nella Legnano. Durante la tappa  Bartali cade nella discesa del Passo della Scoffera e arriva a Genova con un ritardo di oltre 5 minuti dai primi:  proprio i suoi compagni di squadra Pierino Favalli e Fausto Coppi. Da Genova, l'Airone spiccò il volo: da quel momento divenne l’uomo di classifica della sua squadra e con l’impresa dell’Abetone strappò la maglia rosa a Enrico Mollo  arrivando a Milano con 2’40” su di lui e 11’45” su Giordano Cottur.

 

 

 

3- La "fuga al contrario"

Al Giro d’Italia  c’era sì chi lottava per la maglia rosa, simbolo del primato, ma anche chi combatteva per la maglia nera dell’ultimo in classifica.

"La maglia nera -si legge su Lamialiguria.t-  veniva premiata “in natura” con cibo, bevande e derrate alimentari offerte spesso dai tifosi. Era il simbolo dell’Italia che si rialzava che ripartiva dopo la Seconda Guerra Mondiale e chi se la aggiudicava doveva riuscire ad accumulare ritardo in classifica senza arrivare fuori tempo massimo e venire escluso. Storica la sfida per la maglia nera tra il corridore vicentino Sante Carollo  e il tortonese Luigi Malabrocca, che nel 1949, alla Montecatini - Genova ebbe uno dei suoi capitoli più belli.

Malabrocca, che puntava a indossare maglia nera quel giorno, dovette però aiutare un compagno, lo svizzero Croci Torti, che aveva rotto la pedivella e andava pianissimo.  Sulla salita della Scoffera i due rischiano di arrivare fuori tempo massimo. All’inizio della discesa però, Malabrocca vide il rivale, Sante Carollo, fermo ad aspettare il loro passaggio e decise di nascondersi sotto un ponte per farsi superare. Croci Torti in discesa, non aveva più bisogno del suo aiuto. La fuga al contrario di Malabrocca funzionò: al traguardo a Genova, Carollo arrivò con un ritardo incredibile pensando di essere l’ultimo. Ma al foglio firme dell’arrivo, subito dopo, arrivò Malabrocca che gli disse: “Lascia un po’ di posto per la mia firma… oggi sono arrivato ultimo io!”.

 

4- Gimondi sposa Diano Marina

Felice Gimondi

Nel 1966 il Giro bacia a lungo la Liguria: ben 4 tappe con arrivi e partenze liguri. L'edizione, vinta da Gianni Motta, fu importante anche per un altro campione, Felice GimondiVittorio Adorni, a marzo, dopo la Milano-Sanremo, gli aveva fatto conoscere i proprietari di un hotel a Diano Marina con la loro nipote Tiziana.

Nella seconda tappa, arrivò terzo (Imperia-Monesi).  Disse che quelli della Molteni, la squadra di Motta, avevano “fatto casino dall’inizio alla fine”, espressione non adatta in quell’epoca al pubblico televisivo de "il processo della tappa".

"La trasmissione -continua l'agenzia-  venne interrotta e Gimondi fu minacciato di non essere più invitato. La sua preoccupazione più grande, invece, era quella che anche Tiziana lo avesse ascoltato in TV. I due, giovani e timidi, non parlarono né delle tappe né dell’episodio televisivo, finché Gimondi partì per la terza tappa interamente ligure, la Diano Marina-Genova. Ma il suo cuore era rimasto a Diano Marina. Alla fine fu quinto, vinse la maglia rosa Gianni Motta e tra i due iniziò una rivalità “italiana”, che si affiancò a quella tra Gimondi e Merckx. L’amicizia tra Felice e Tiziana, invece, presto si tramutò in amore e si consolidò durante il raduno collegiale della Salvarani nell’inverno della stagione successiva, nel solito albergo dianese. A fine stagione Felice regalò l’anello di fidanzamento a Tiziana, si sposarono nel novembre del 1968, e dalla loro unione nacquero le figlie Norma (nel 1970, oggi Vice Presidente della F.C.I. Federciclismo) e Federica nel 1973. Felice Gimondi ci ha lasciato il 16 agosto 2019.

 

5- In memoria di Wouter Weylandt

Wouter Weylandt

Quest’anno, la 12° tappa del Giro d'Italia (Parma-Genova)  sarà dedicata a Wouter Weylandt, il ciclista scomparso il 9 maggio del 2011, nella terza tappa del Giro a causa di una caduta lungo la discesa del Passo del Bocco, in frazione Isola di Borgonovo di Mezzanego. La tappa passerà proprio nei luoghi di questa tragedia in memoria del corridore.  Dopo la sua scomparsa l'organizzazione del Giro d'Italia ha deciso, in suo onore, di ritirare il dorsale numero 108 nelle successive edizioni della corsa.

 

 

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