Il Personaggio

Dalla Città dei Fiori alla Svezia: Pirero, il dentista filmmaker che sogna il cinema d’autore

A Stoccolma dal 2010, Luca lavora in una clinica. È autore di un corto che ha fatto il pieno di premi. Ora cerca il lungometraggio

Dalla Città dei Fiori alla Svezia: Pirero, il dentista filmmaker che sogna il cinema d’autore

Sanremesi d’esportazione: concittadini che hanno abbandonato i nostri lidi per costruirsi una vita all’estero, con prestigiosi risultati. Come ha fatto Luca Pirero, 44 anni, che accanto al lavoro di dentista affermato a Stoccolma, in Svezia, coltiva la carriera di regista, con riconoscimenti a livello internazionale. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare la sua storia.

 

L’intervista a Luca Pirero, l’odontoiatra filmmaker

Come è finito da Sanremo alla Svezia?
«Mi sono laureato nel 2006 all’università di Genova, in Odontoiatria. Per un po’ ho lavorato nello studio di mio papà e all’Ospedale Galliera di Genova. Ma la situazione economica e burocratica italiana mi ha portato a cercare migliori prospettive all’estero. Tramite un medico del capoluogo ho ottenuto il contatto di un altro collega italiano in Svezia, e così nel 2008 mi sono trasferito nel sud del paese. Ho lavorato anche in un ristorante, nel mentre che studiavo la lingua e cercavo lavoro in una clinica pubblica. Dopo sei mesi sono stato assunto e da quel giorno, tra vicissitudini professionali e sentimentali, ho toccato diverse regioni della Svezia, fino ad arrivare a Stoccolma nel 2010, dove vivo ormai in pianta stabile. Oggi lavoro nel quartiere di Östermalm per una clinica privata dal martedì al venerdì pomeriggio, con un contratto a tempo indeterminato. Nel tempo libero mi dedico alla mia passione…»

 

Ecco, come ha sviluppato l’amore per la regia?
«Sono sempre stato attratto dall’arte, sono partito dalla poesia e dalla musica. All’Università suonavo in una band e ho fatto parte della Compagnia Musical I Love You di Sanremo. Volevo continuare anche in Svezia, ma non è stato facile, perché gli svedesi sono un po’ più freddi rispetto a noi. Ho quindi frequentato una scuola di recitazione teatrale, il Kulturama di Stoccolma, dove ho avuto come insegnante un maestro russo che era stato a sua volta allievo di un allievo del grande Stanislavskij, sviluppatore del celeberrimo metodo di immedesimazione totale nel personaggio. Ho studiato poi varie tecniche di recitazione come la biomeccanica di Meyerhold, tecnica Laban, tecnica Meisner e ho infine partecipato ad un corso fine settimanale di sei mesi a Roma, dove ho seguito anche una masterclass con Giancarlo Giannini. Ogni venerdi sera prendevo l’aereo da Stoccolma e ritornavo il lunedi per essere di nuovo al lavoro il martedì. Poi ho proseguito studiando regia e ho avuto la possibilitá di praticarla con una compagnia di attori italiani qui a Stoccolma».

E da qui?
«Con loro ho realizzato due commedie, una nel 2012 e una nel 2017 (A piedi nudi nel parco e Harvey). Il teatro era sempre pieno, esperienza meravigliosa. Alla prima di Harvey ha assistito anche il mio maestro russo ed è stato un piacere vederlo soddisfatto. Ma il culmine dell’emozione è arrivato nel 2013, quando con il trio Divine ho svolto il ruolo di assistente alla regia per il “banchetto del Nobel”, lo spettacolo in tre atti che correda la cena con i reali di Svezia. È stata un’esperienza rocambolesca, sono successe molte cose dietro alle quinte, ma alla fine tutto si è risolto al meglio e il giorno dopo i giornali hanno riportato il grande successo dell’evento riscontrato sia tra chi era in sala e chi seguiva l’evento da casa. Un ’esperienza incredibile».

E poi è arrivato il cinema ?
«Sì, nei primi 2020. Ho risposto a un annuncio di un ragazzo che cercava qualcuno che gli girasse solo una scena. Gli serviva una demo da presentare a dei produttori per realizzare un lungometraggio. Ha ottenuto quello che cercava, ma gli ho proposto di ampliare il discorso in un corto completo, con un incipit e una conclusione rispetto alla singola scena che gli serviva. Così è nato APART, il corto pronto nel 2024 che ha vinto numerosi riconoscimenti (38 finora) in vari Festival internazionali. Tratta di una donna che scopre poche ore prima della sua festa di pensionamento che il figlio adottivo, di origine indiana, è diventato un estremista di destra e ha dato fuoco a una scuola per migranti. L’intreccio prosegue poi durante la cena, con le idee provocatorie del giovane che mettono alla prova gli ospiti e la stessa madre adottiva. APART è anche frutto della mia amicizia con Michal Leszczylowski, di origine polacca, noto per il montaggio del film “Il Sacrificio” di Andrej Tarkovskij, e per la post produzione affidatagli dallo stesso regista in punto di morte. L’ho conosciuto e abbiamo installato una profonda amicizia. Mi ha aiutato a terminare il montaggio di APART e mi ha chiesto di collaborare ancora, con la scrittura, la regia e la produzione di film d’autore. Siamo amici, parliamo molto, ceniamo insieme, abbiamo un rapporto molto stretto. È il mio mentore».

Dunque ci sono altri progetti in lavorazione?
«Ho diversi soggetti tra le mani. Quello di una ragazzina autistica che incontra un clochard in stazione, quello di una coppia che viene svegliata nel cuore della notte e scopre un uomo, seduto di spalle sul loro balcone, come fosse in attesa di qualcosa. Si intuisce che il nodo della storia è il bimbo che la ragazza porta in grembo: sarà il figlio dell’uomo che dorme con lei o di quello seduto sul balcone? Poi ho in programma il “Libro Bianco”, che tratta di un “presidente russo” che ritrova un volume nella soffitta della madre. Non scopriamo mai il contenuto del testo, ma dopo averlo letto lui si dimette e si ritira a vita monastica. Non prima di averlo spedito al presidente USA che seguirà lo stesso destino. A cascata, succederà a tutti i leader mondiali con i successivi stravolgimenti geopolitici ed una vera e propria caccia al libro misterioso. Per finire, una commedia. Due anziani, lui malato di Parkinson, lei di glaucoma, cercano un’ultima pazza avventura, certi che il figlio li rinchiuderà presto in un istituto per anziani. Impossibilitati dall’età sul piano fisico, vivranno l’avventura della sopravvivenza quando per errore scambieranno le rispettive pillole. Tratta della vita degli anziani e della loro forza fatta di ironia e sofferenza, mantenendo un occhio critico verso la minaccia di certi istituti per anziani. Ultimo progetto, lungometraggio o serie, la storia di un boia ambientata in un futuro distopico governato dall’AI».

Com’è la vita in Svezia? Simile a quella a Sanremo? Ora ha famiglia?
«È molto diversa e ha dei pro e dei contro. Da un lato la situazione economica e burocratica è decisamente migliore. La società è meglio governata. Dall’altra parte, vivere a Stoccolma, in una grande città, è un’esperienza straniante e porta all’isolamento. Soprattutto considerando che gli svedesi non sono espansivi come gli italiani, c’è molta meno spontaneità. Poi, in Svezia, il controllo dello Stato sull’educazione dei bambini è più stretto, c’è più distacco. Anche per questo vanno via di casa a 16, 18 anni e cercano la loro indipendenza. Una cosa rara in Italia, anche se io ho sempre avuto l’anelito per spiccare il mio volo. Mio padre all’inizio non capiva e gli dispiaceva che fossi andato via. Ma poi, quando mi sono sistemato, era felice per me. Purtroppo è venuto a mancare nel 2013 a causa di un cancro. Ho pochi amici e sono single, nonostante abbia avuto alcune relazioni che purtroppo sono terminate».

E a Sanremo?
«C ’è ancora mia mamma. E io torno due volte all’anno. Cerco anche di mantenere i contatti con gli amici di infanzia, che sono i migliori».

Pensa che avrebbe avuto le stesse opportunità restando in Italia?
«Credo di no, in entrambi i campi: sia quello medico che quello artistico. Ed è stato precisamente il motivo per cui sono partito. Dal punto di vista dell’odontoiatria sono un professionista affermato. Dal lato artistico, però, credo che la Svezia inizi ad andarmi stretta, perché viviamo un momento storico complesso, e anche in questo paese i fondi destinati alla cultura sono sempre meno».

Vorrebbe dedicarsi totalmente al cinema?
«È il mio sogno. Realizzare un lungometraggio d’autore e dedicarmi anima e corpo a quest’importante forma d’arte. A tal riguardo, cerco contatti con produttori esteri e sono aperto a tutto. Anche all’Italia».