Il PISCO SOUR è uno di quei cocktail che sembrano semplici solo finché non li assaggi davvero. Pisco, lime, zucchero, albume e qualche goccia di amaro: pochi ingredienti, un equilibrio preciso e quella consistenza vellutata che lo rende immediatamente riconoscibile. Fresco, agrumato, elegante. Uno di quei drink capaci di essere leggeri e profondi allo stesso tempo.
Dietro a questo grande classico sudamericano esiste da sempre una piccola rivalità: Perù e Cile si contendono il pisco, il distillato d’uva che ne rappresenta l’anima. Quello peruviano è probabilmente il più conosciuto, più diretto e aromatico. Eppure, dietro al mio bancone, il cuore finisce spesso dalla parte del Cile.
Forse perché ho avuto la fortuna di visitarlo più volte. Ogni viaggio mi ha lasciato immagini ed emozioni difficili da dimenticare: l’immensità del deserto di Atacama, i colori del cielo, l’oceano, i vigneti che si arrampicano tra le montagne e la presenza costante delle Ande all’orizzonte. Ma soprattutto perché è la terra in cui è nata la mia compagna, la persona che più di chiunque altro mi ha insegnato a conoscere questo Paese attraverso i suoi racconti, le sue tradizioni e il suo modo di viverlo.
Da questo legame nasce il Bee’s Kiss, la mia interpretazione del Pisco Sour.
La struttura rimane fedele al grande classico, ma prende una direzione più morbida e floreale. Il pisco cileno accompagna il lime con sfumature delicate e fruttate, mentre il miele sostituisce parte della dolcezza tradizionale, regalando una rotondità più calda e naturale.
I mirtilli aggiungono profondità e un colore intenso, mentre una leggerissima nota di olio essenziale alla lavanda di Imperia — quasi impercettibile — trasforma il profumo del cocktail già dal primo avvicinarsi al bicchiere. L’albume crea una schiuma compatta e vellutata, completata da una lieve spolverata di polline che lascia un finale aromatico sottile e sorprendente.
Il risultato è un Pisco Sour che attraversa il Sudamerica per arrivare fino alla Riviera, intrecciando note floreali, ricordi di viaggio e un legame personale che porto con me ogni giorno.
Perché i grandi classici non hanno bisogno di essere rivoluzionati. A volte basta cambiare il profumo dell’aria intorno al bicchiere.
E magari lasciarvi la curiosità di tornare qui, la prossima settimana, per scoprire il prossimo racconto da bere
(Riccardo Semeria, professionista sanremese con esperienza internazionale, ha vinto per il secondo anno consecutivo il titolo Aibes di miglir barman della Liguria)
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