Il Planter’s Punch è uno di quei cocktail che non hanno mai avuto una ricetta davvero immobile. Rum, agrumi, zucchero, acqua e spezie: ingredienti semplici, combinati in modi diversi attraversando isole, epoche e banconi.
Perché ogni isola dei Caraibi ha il suo rum, con un carattere, una storia e un modo diverso di essere bevuto. E ogni rum ha finito inevitabilmente per dare vita al proprio punch. Alcuni più freschi ed essenziali, altri più ricchi di frutta e spezie. È anche per questo che non esiste una sola ricetta del Planter’s Punch: più che una formula precisa, è una grande famiglia di cocktail capace di cambiare da un’isola all’altra, conservando sempre la stessa anima caraibica.
Le sue origini non sono del tutto certe, ma una delle prime ricette scritte apparve alla fine dell’Ottocento, quando il rum punch era già conosciuto e preparato da molto tempo. A raccontarne la struttura contribuì una piccola filastrocca caraibica: one of sour, two of sweet, three of strong and four of weak. Una parte aspra, due dolci, tre forti e quattro leggere. Dietro quelle parole si nasconde ancora oggi una delle lezioni più semplici e importanti della miscelazione: trovare equilibrio. Il lime porta freschezza, lo zucchero ammorbidisce, il rum dà forza e l’acqua, insieme al ghiaccio, lega tutto. Da questa base sono nate infinite interpretazioni, seguendo i prodotti, le abitudini e i sapori di ogni luogo.
Dietro al mio bancone il Planter’s Punch è diventato il Ricky’s Punch. La sua anima non è affidata a un solo rum, ma a una miscela di tre rum differenti, scelti per creare profondità e dare al drink più sfumature. Il lime mantiene la freschezza del classico, mentre ananas e passion fruit aggiungono acidità e carattere tropicale. Banana e vaniglia portano morbidezza; il pimento dram completa il drink con le sue note calde e speziate. Il risultato è un punch intenso, esotico e avvolgente, ma costruito perché ogni ingrediente trovi il proprio spazio. La frutta non deve nascondere il rum e le spezie non devono sovrastare la freschezza. Tutto deve restare in equilibrio, proprio come insegna quella vecchia filastrocca. Il nome, questa volta, non arriva da un’isola lontana o da un personaggio del passato. Porta semplicemente il mio. Non per vanità, ma perché è il cocktail nel quale ho voluto riunire tutto ciò che amo di questo stile di miscelazione: il rum, i sapori tropicali, le spezie e quella generosità che appartiene da sempre al mondo del punch. Perché un punch non è mai soltanto una somma di ingredienti. È un incontro di rum, isole, viaggi e storie diverse che, per qualche strana alchimia, finiscono per stare bene nello stesso bicchiere. E magari farvi venire voglia di tornare qui, la prossima settimana, per scoprire il prossimo racconto da bere.
(Riccardo Semeria, professionista sanremese con esperienza internazionale, ha vinto per il secondo anno consecutivo il titolo Aibes di miglior barman della Liguria)
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