L’intervento del consigliere comunale dopo il provvedimento del Governo in seguito alle violenze che hanno colpito il centro di Milano
Luciano Zarbano: “Bene i 500 militari in centro a Milano ma devono avere anche potere di Polizia Giudiziaria”
Dopo le violenze che hanno colpito il centro di Milano nel fine settimana del 17 e 18 ottobre, il Governo ha approvato un nuovo decreto sicurezza. Il provvedimento prevede, tra l’altro, un rafforzamento del sistema sicurezza con 500 militari in più nel capoluogo lombardo. Il Consigliere Comunale Luciano Zarbano, Generale dei Carabinieri, la considera una risposta importante in termini di presenza dello Stato.
Resta però una domanda: che cosa quei militari potranno concretamente fare? Nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri non è entrata la norma, ipotizzata alla vigilia, che avrebbe attribuito loro funzioni di Polizia Giudiziaria. Secondo diverse testate la modifica è maturata dopo l’interlocuzione con il Quirinale. Molte ricostruzioni giornalistiche ne hanno tratto una sintesi netta: i militari potranno identificare, ma non arrestare.
“È un punto che merita chiarezza”, osserva Zarbano. “Infatti, mentre l’articolo 383 del Codice di Procedura Penale autorizza ogni persona ad arrestare chi è colto in flagranza dei delitti più gravi, ai militari questo non viene ufficialmente concesso. E non riconoscere ai militari le funzioni di Polizia Giudiziaria darà adito a strumentalizzazioni. Se passa l’idea che i soldati in strada possono soltanto osservare, si indebolisce proprio la deterrenza che si vuole ottenere”.
Per Zarbano c’è anche una questione di coerenza. Nei giorni scorsi si era parlato di militari con poteri più ampi, e lo stesso ministro della Difesa aveva chiesto norme che consentissero loro di operare come le forze di polizia. Il testo finale ha preso un’altra strada. “La domanda è semplice: tutti gli attori istituzionali vanno nella stessa direzione? Chi indossa una divisa ha diritto a regole d’ingaggio chiare. I cittadini hanno diritto di sapere che cosa aspettarsi da chi è chiamato a proteggerli”.
“La sicurezza non si misura solo dal numero di uomini schierati, ma dalla chiarezza con cui vengono messi in condizione di operare” conclude Zarbano.