un fenomeno in crescita

“Sanremo e il suo comprensorio baricentro ligure del consumo di cocaina”

L'appello di Ventimiglia Progressista che richiama l'analisi del primario dell'Asl Marco Mollica

“Sanremo e il suo comprensorio baricentro ligure del consumo di cocaina”
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I due casi di abuso di sostanze stupefacenti che hanno visto protagonisti due ventenni a Sanremo e Ventimiglia animano anche il dibattito politico. Nel primo caso il giovane è stato trovato in stato di incoscienza dalla madre, nel secondo il ragazzo delirava dopo l’assunzione di cocaina. L’appello di Ventimiglia Progressista.

Ventimiglia Progressista: “Il 3% degli adolescenti fa uso di droghe. Serve prevenzione, scuola e sport”

“Nello scorso fine settimana due ragazzi, uno a Sanremo e uno a Ventimiglia, sono finiti in ospedale per intossicazione da sostanze. Non è cronaca da archiviare il giorno dopo, é un campanello d’allarme – sottolinea una nota di Ventimiglia Progressista – E sarebbe anche ora di smetterla con la solita predica sui giovani “svogliati”, “smidollati” o “fannulloni”. È troppo comodo. Se un numero crescente di ragazzi cerca nella droga una fuga dai pensieri, una scorciatoia per sentirsi all’altezza, un modo per reggere competizione, ansia e paura del futuro, il problema non riguarda soltanto loro. Riguarda noi adulti e riguarda la società che abbiamo costruito”.

La Liguria è al primo posto in Italia per tasso di ricoveri dovuti a intossicazioni da cocaina  e il comprensorio sanremese, secondo il primario Marco Mollica  (fonte il Secolo XIX, ndr) è il baricentro regionale dell’abuso di cocaina. Fino al 3% della popolazione giovanile e adolescenziale ne farebbe uso.

“La repressione dello spaccio è indispensabile e le Forze dell’Ordine devono avere strumenti efficaci, ma pensare di risolvere tutto arrestando lo spacciatore di turno significa arrivare quando il problema è già esploso.  Prima vengono la prevenzione, la scuola, lo sport, la cultura, i luoghi di aggregazione, il sostegno alle famiglie. Vengono i servizi sociali, i SerD, le associazioni che lavorano ogni giorno con ragazzi in difficoltà. Servono risorse, personale e una rete vera tra istituzioni, non convegni una volta all’anno e fotografie il giorno dopo.
Quando un adolescente scopre che con lo spaccio può guadagnare in poche ore quello che forse non immagina di poter guadagnare lavorando, oppure quando non riesce più a vedere un futuro per il quale valga la pena studiare, impegnarsi e perfino rinunciare a qualcosa, abbiamo già perso molto prima che arrivi la pattuglia. Tutti quanti.
“Alla fine, torniamo sempre lì: educare non significa soltanto spiegare che la droga fa male. Significa dare a un ragazzo un motivo per immaginarsi il domani.  E questo, purtroppo, non si fa con gli slogan sulla “tolleranza zero”.