Martedì Letterari

Simone Bilardo: «Ho un tumore inoperabile e due anni di vita, ma sono più vivo che mai»

Nel 2021 la diagnosi. Poi i viaggi con la moglie e la sua storia che diventa un libro. "Cosa faresti se il tuo tempo stesse per finire?"

Simone Bilardo: «Ho un tumore inoperabile e due anni di vita, ma sono più vivo che mai»

In anteprima nazionale al Casinò di Sanremo, in occasione dei Martedì Letterari, il libro “Più vivo che mai”, che racconta la storia – struggente e ispiratrice – di Simone Bilardo e della moglie Silvia Tettamanti.

La storia di Simone Bilardo diventa un libro

Originario di Como, ma nato in Indonesia, e viaggiatore fin dall’infanzia, 41 anni, ha scoperto nel 2021 di avere due tumori al cervello, uno inoperabile perché è attraversato da un importante vaso sanguigno, in seguito agli accertamenti ospedalieri per una brutta caduta in bicicletta, mentre si allenava per una gara Ironman. Una diagnosi che è una sentenza: due anni di vita. Ha iniziato a raccontare il suo percorso sui social e in breve, senza che neanche se ne accorgesse, è nata una comunità.

«Eppure sono ancora qui – ha detto, con una risata disarmante -. E sono più vivo che mai, appunto. Io e mia moglie siamo persone normalissime, non siamo mentori o coach che hanno avuto una notizia tremenda. Come vedete lo spirito è buono, perché se non lo fosse, avremmo sprecato i nostri ultimi anni di vita insieme. Invece siamo stati in giro per il mondo e ci siamo ricreati dal nulla. Eravamo amministratori delegati di due imprese che abbiamo fondato noi, perseguendo i bias della nostra società: soldi, fama e successo. Ma poi ci siamo chiesti ?che cosa faresti se il tempo non fosse infinito? Che cosa cambieresti? Se vi mancassero due a nni di vita, come vorresti impiegare il tuo tempo?»

 

Il dolore, i viaggi e il rifugio in Grecia

«Abbiamo avuto anche noi i nostri alti e bassi – confessa Silvia –, come tutti. È come se fossero le tesserine di un puzzle: tutto si rimescola ed esce diverso. Abbiamo deciso di fermarci, di prenderci del tempo, perché se davvero ce ne rimane così poco dobbiamo lasciare indietro il superfluo. Compatibilmente con le terapie abbiamo fatto quello che ci faceva sentire meglio».
«Abbiamo viaggiato talmente tanto che è difficile scegliere il nostro posto preferito – ancora Simone -. Tornare in Indonesia, dove sono nato, per il 40° compleanno è stato incredibile. Andare in India a trovare Silvia, che si era ritirata in un hasram per due mesi, per diventare insegnante di yoga, wow. L’origine del nostro amore è Como, ma il primo mese lo abbiamo passato in Sardegna. Abbiamo fatto otto mesi in camper tra Spagna e Portogallo. Se ti piace abbracciare le culture, le etnie, le lingue e il cibo, questa è la vita».
«Abbiamo venduto casa a Como – spiegano – per comprare un terreno in Grecia e costruire un centro che non ci piace chiamare benessere, perché sembra una spa. È un retreat, un luogo dove si respira positività, energia, natura. Metteremo tutto quello che piace a noi, la meditazione, yoga, fotografia, arte, la gente potrà venire e riconnettersi con sé stessi. Il 90% dei follower sono persone normali, che si prendono male per piccole cose. Bisogna imparare a lasciarsele scivolare addosso. A vivere una vita più positiva».
«Dobbiamo investire su noi stessi, dobbiamo imparare ad amarci tantissimo» il messaggio finale di Simone

 

La storia d’amore tra Simone e Silvia

«I momenti più drammatici – racconta Silvia – per me sono stati quando vedevo Simone soffrire con le terapie. Perché era assente, non era lui. Non era la persona solare e piena di vita che amo. È stato difficile venire a patti con questa realtà. Quando lo guardavo riposare, mi chiedevo che cosa ci fosse dentro la sua testa, come fosse possibile che ci fosse questo divario incredibile tra quello che c’era nei referti e quello che vivevamo».
Silvia e Simone abitavano nella stessa città, Como: compagnie e giri diversi, ma alla fine ci si conosce, come spesso accade, più o meno tutti. Nell’aprile del 2010, lui e un suo amico invitano lei e un’altra ragazza a unirsi al loro tavolo in un locale. Da allora non si sono più lasciati. E non è stato semplice, perché prima di Simone arrivava la sua fama di latin lover. Silvia era stata avvertita dai suoi amici, dalla compagnia di Simone e infine dalla mamma di lui. «Ma io – racconta Silvia – sono di coccio, come dice mia madre. Ho ascoltato il mio cuore. Alla fine credo che non sempre ascoltiamo veramente quello che ci dice il nostro cuore». Dopo poco sono andati a convivere insieme, a Londra.
«Tutti pensano che il guerriero sia io, ma è Silvia – ammette Simone – Il buco più grande che lascerò sarà per lei. La vita è bella e tanti la buttano via. Anche io ho fatto le mie marachelle – confessa – quando ero giovane. A sedici anni i miei genitori hanno scoperto che importavo marijuana dalla Svizzera. Mi hanno chiuso in camera mia e obbligato a confessare. Da allora, però, ho deciso di fare qualcosa per riprendere in mano la mia vita. E lo sport mi ha aiutato tantissimo. Ho iniziato con la boxe».

La presentazione del volume arricchita da letture a cura del teatro dell’Albero di alcuni capitoli del volume e dall’esibizione degli studenti del Liceo Musicale Cassini.