A DUE ANNI DAL SUICIDIO DI DARIO DESIGLIOLI E LA CHIUSURA DELL’INCHIESTA, I NUOVI SOSPETTI SVELATI DA MADRE E SORELLA DEL GIOVANE

A DUE ANNI DAL SUICIDIO DI DARIO DESIGLIOLI E LA CHIUSURA DELL’INCHIESTA, I NUOVI SOSPETTI SVELATI DA MADRE E SORELLA DEL GIOVANE
26 Gennaio 2017 ore 01:52

CERVO – Oggi, 26 gennaio 2017, ricorre il secondo anno dalla morte di Dario Desiglioli,  il 35enne musicista e blogger, figlio dell’ex sindaco di Cervo (Vittorio Desiglioli) suicida nella sua abitazione dopo essere stato fermato dai carabinieri e trovato alla guida con un tasso alcolico elevatl. In occasione di questa ricorrenza e della chiusura delle indagini che hanno verificato ed escluso l’ipotesi di istigazione al suicidio, come sostenuto dai famigliari del ragazzo. la mamma e la sorella Gloria Desiglioli ci hanno richiesto la pubblcazione di questa lettera, che contiene retroscena fino ad ora sconosciuti di quanto emerso in questi due anni di indagini condotte dal pm Marco Zocco.

Ecco la lettera

“Dario, sono trascorsi 2 anni ormai dalla tua scomparsa, la procura da pochi giorni ha archiviato l’indagine stabilendo l’assenza di istigazione al suicidio o altre ipotesi di reato. Oggi possiamo però dire i motivi reali che hanno tenuta aperta l’indagine per così tanto tempo; non si tratta del semplice accanimento come da noi sostenuto subito dopo l’accaduto. Si tratta di qualcosa in più, quel qualcosa che abbiamo tenuto per noi, ma che oggi abbiamo deciso di rendere pubblico.

“Intorno alle ore 18,30 del 26 gennaio 2015 – prosegue la lettera di madre e sorella del blogger cervese – in casa di Dario doveva esserci qualcuno che si era chiuso dall’interno con la chiave, chiave che ha impedito a mia madre di entrare e che l’ha spinta ad andare direttamente in caserma a chiedere aiuto.

“Lei pensava a Dario chiuso in casa che potesse stare male ed inoltre anche il cane non abbaiava; Ma a quella richiesta d’aiuto si è sentita rispondere: ”Signora noi non possiamo fare nulla, chiami i vigili del fuoco. Penserà mica che suo figlio si sia ammazzato per la patente?”un rifiuto e una domanda che hanno gelato il sangue,quando ancora nulla si sapeva,quando ancora Dario per noi era vivo. Al secondo tentativo fatto oltre un’ora dopo con un’amica, la porta si apre e l’amica nota la lettera sul computer, Dario viene trovato in mansarda. L’autopsia non viene eseguita in quanto palese si trattasse di suicidio, il corpo viene liberato e per noi non vi erano ancora dubbi, solo rabbia per l’ennesimo fermo fatto sotto casa a macchina parcheggiata, questo il nostro chiamarlo accanimento. Si procede quindi alla cremazione seguendo le sue volontà, nonostante il computer, il cellulare e la lettera da lui lasciata rimangano nelle mani dei carabinieri.

“Dario – scrivono ancora le due donne – Sabato 31 Gennaio 2015 viene cremato, Domenica 01 Febbraio 2015 la notizia del suo suicidio passa sui tg; alle 14 dello stesso giorno mia mamma viene convocata in tribunale . Lì sarà lo stesso pm Zocco a far sorgere il primo e grosso interrogativo, comunicando a mia mamma che l’ora del decesso risaliva intorno alle 4/4,30 del mattino del 26 Gennaio 2015. Quindi cosa stava succedendo e chi c’era in casa alle 18 quando mia mamma tentò di entrare? Poi, la lettera anonima ricevuta, firmata “UN CARABINIERE ONESTO” nella quale viene fatto riferimento ai nemici del comandante, appostamenti mirati e ancora dice che Dario ha richiesto prima di essere assistito dal suo avvocato, poi di essere portato in ospedale; ma le sue richieste furono rifiutate per ovvi motivi. Quindi questi ovvi motivi quali sono? Nella lettera scritta da mio fratello, che ci viene consegnata in copia circa un anno dopo la morte, Dario fa rifermento a dei soldi lasciati li, davanti al tevisiore, soldi mai trovati, li ha presi qualcuno? Questi sono SOLO ALCUNI degli interrogativi sorti ad una settimana della tua morte, interrogativi al quale ancora oggi non abbiamo risposte. E a noi, la tua famiglia, cosa rimane? Un bellissimo ricordo di te e PER ORA una mancata verità. Tua mamma e tua sorella”.

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