Premiazione

A Marzia Taruffi il primo posto per il “Premio Acqui Edito e Inedito”

La sanremese ha vinto con il suo romanzo familiare intitolato "Il Podestà ed Esterina"

A Marzia Taruffi il primo posto per il “Premio Acqui Edito e Inedito”
Sanremo, 11 Novembre 2020 ore 11:41

Le Giurie del Premio Acqui Edito e Inedito, riunitesi in Acqui Terme, hanno designato i vincitori della seconda edizione del Premio. Nato dall’esigenza di ampliare il Premio Acqui Storia aprendo le porte a nuove tipologie di opere storiche che diano voce a scrittori emergenti, il Comune di Acqui Terme intende, con questo concorso letterario, dare spazio a quanti non rientravano nelle sezioni storiche del Premio Acqui Storia, proseguendo la collaborazione con le due Case Editrici, De Ferrari Editore di Genova e Impressioni Grafiche di Acqui Terme.

Premiata la sanremese Marzia Taruffi

Nelle sezioni inedite la Giuria ha proclamato la vittoria del volume “Il Podestà ed Esterina” della sanremese Marzia Taruffi (sezione narrativa – romanzo familiare).

Queste le motivazioni della giuria:

“Dal baule della grande storia, consegnata a opere quali Una cento mille Casinò di Sanremo e Agosti – De Santis dall’azzardo alla Cultura del gioco, Marzia Taruffi estrae lo scrigno del suo nuovo romanzo. Due sogni vi si intrecciano a distanza di un secolo: quello di Pietro (Agosti), di Esterina/suor Vittorina, di Roberto/pronipote e architetto come Pietro, rientrato a Sanremo dall’Argentina per far risorgere il Teatro Principe Amedeo in una visione capace di unire rigore filologico e prospettiva futuristica, e Amelia, giornalista talentuosa, pronta ad aprire le braccia all’affetto ma decisa a proseguire nel proprio cammino professionale e intellettuale: la sua libertà.

Le due storie si intersecano in un sapiente gioco di specchi, con lo scavo di sentimenti sublimi, spasmodici e infine vittoriosi perché la vocazione prevale sull’attrazione, l’Eterno sull’Immanente. Implacabile, vince il Destino. L’unione è lontananza. La vita diviene scelta di morte.
Il suicidio corporale, filo conduttore della narrazione, è tutt’uno con il contrasto tra la bellezza struggente dei luoghi e della vita sociale incardinata sul culto della mondanità (musica, danza, colori, profumi di fiori, …) e la brutalità della lotta politico-amministrativa. Esso insegna l’impossibilità di sfuggire al Fato.

Nel romanzo (che sa molto di storia vera), l’Architettura, Arte Reale volta a coniugare Natura e Pensiero, volizione umana e Forze incontrollabili (il fantasma di Bussana, l’eremo della “Visitazione”…), fonde insieme progetti, “materiali” e parole, raccolti nel laboratorio alchemico che Marzia Taruffi, responsabile dell’Ufficio Stampa e Cultura del Casinò di San Remo e regista di innumerevoli eventi di qualità, domina con piena padronanza. Il racconto unisce robusta trama narrativa e proprietà linguistica, sempre garbata, già sperimentata in D’indaco era il mare (2019)”.

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