Cronaca

Achille Lauro blasfemo al Festival, il vescovo: "Basta pagare il canone per essere offesi"

"Non possiamo trovarci di fronte a un canone obbligatorio sulla bolletta della luce, per poi essere offesi a domicilio"

Achille Lauro blasfemo al Festival, il vescovo: "Basta pagare il canone per essere offesi"
Cronaca Sanremo, 02 Febbraio 2022 ore 10:23

Il vescovo condanna la blasfemia di Achille Lauro

“Mi auguro che la gente si attivi per non pagare più il canone Rai. Non possiamo, infatti, trovarci di fronte a un canone obbligatorio sulla bolletta della luce, per poi essere offesi a domicilio. E questo sarebbe servizio pubblico? Dite pure la vostra opinione, qualunque essa sia, ma non offendete per favore”. A parlare è il vescovo di Sanremo, Antonio Suetta, che così interviene sullo show di ieri sera al Festival di Sanremo, di Achille Lauro, che come l’anno scorso è accusato di aver deriso i simboli della liturgia cristiana, in quest’ultimo caso il “battesimo”.

"Mi auguro sia fatta chiarezza dalle autorità dello Stato"

“Mi auguro che sia fatta chiarezza dalle autorità dello stato, dalla commissione di vigilanza Rai - aggiunge - e devo dire che non ha neppure fantasia come artista. Una canzone senza alcun senso, se non quello di evocare dei simbolismi di fede cristiana, in contesti che sono insulsi e offensivi”.

Ma secondo Suetta: “Più che di Achille Lauro, la colpa è di chi gli consente simili rappresentazioni: il servizio pubblico e un direttore artistico. Qualunque altro attacco contro una realtà religiosa, istituzionale o civile, sarebbe stato giustamente impedito. Non si sarebbe accettato uno scempio fatto contro le istituzioni dello Stato, simboli civili e argomenti sensibili”.

In soldoni, per il vescovo si tratta di: “Una triste apertura del Festival della Canzone Italiana 2022, che ha purtroppo confermato la brutta piega, che, ormai da tempo, ha preso questo evento canoro e, in generale, il mondo dello spettacolo, servizio pubblico compreso. Il brano presentato, già nel titolo ‘Domenica’ e nel contesto di un coro gospel, alludeva al giorno del Signore, celebrato dai cristiani come giorno della fede e della risurrezione, collocandolo in un ambiente di parole, di atteggiamento e di gesti, non soltanto offensivi per la religione, ma prima ancora per la dignità dell’uomo”.

“La penosa esibizione del primo cantante ancora una volta ha deriso e profanato i segni sacri"

E ancora: “La penosa esibizione del primo cantante ancora una volta ha deriso e profanato i segni sacri della fede cattolica evocando il gesto del Battesimo in un contesto insulso e dissacrante. Non stupisce peraltro che la drammatica povertà artistica ricorra costantemente a mezzi di fortuna per far parlare del personaggio e della manifestazione nel suo complesso".

“Indeciso se intervenire o meno, dapprima ho pensato che fosse conveniente non dare ulteriore evidenza a tanto indecoroso scempio, ma poi ho ritenuto che sia più necessario dare voce a tante persone credenti, umili e buone, offese nei valori più cari per protestare contro attacchi continui e ignobili alla fede; ho ritenuto doveroso denunciare ancora una volta come il servizio pubblico non possa e non debba permette situazioni del genere, sperando ancora che, a livello istituzionale, qualcuno intervenga; ho ritenuto affermare con chiarezza che non ci si può dichiarare cattolici credenti e poi avvallare ed organizzare simili esibizioni; ho ritenuto infine che sia importante e urgente arginare la grave deriva educativa che minaccia soprattutto i più giovani con l’ostentazione di modelli inadeguati.”

"Sono consapevole che la mia contestazione troverà scarsa eco nel mondo mediatico"

"dominato dal pensiero unico, ma sono ancora più certo che raggiungerà cuori puliti e coraggiosi, capaci di reagire nella quotidianità della vita ad aggressioni così dilaganti e velenose. Soprattutto sono convinto di dover compiere il mio dovere di pastore affinché il popolo cristiano, affidato anche alla mia cura, non patisca scandalo da un silenzio interpretato come indifferenza o, peggio ancora, acquiescenza".

Conclude: “Vero è, come dice il proverbio, che “raglio d’asino non sale al cielo”, ma stimo opportuno sollecitare le coscienze ad una seria riflessione e i credenti al dovere della riparazione nella preghiera, nella buona testimonianza della vita e nella coraggiosa denuncia”.

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