l'interrogatorio

Beatrice morta a due anni – Il giudice non convalida l’arresto ma la mamma resta in carcere

Emanuela Aiello ha risposto a tutte le domande "a tono". Ecco la sua ricostruzione: "La sera prima abbiamo tutte dormito da amici e lei stava bene"

Beatrice morta a due anni – Il giudice non convalida l’arresto ma la mamma resta in carcere

Il gip Massimiliano Botti, al termine dell’interrogatorio  di Emanuela Aiello – avvenuto in video call dal carcere di Genova Pontedecimo – non ha convalidato l’arresto ma ha disposto comunque la custodia cautelare in carcere per la mamma delle piccola Beatrice, morta a soli due anni a Bordighera. La mancata convalida del fermo della donna è in sostanza un tecnicismo giuridico, motivato dal gip di Imperia con l’assenza della flagranza del reato: era trascorso troppo tempo tra l’eventuale reato e il fermo deciso dalla Procura. La mamma era stata infatti arrestata al termine dell’interrogatorio sostenuto nella caserma dei carabinieri, alla presenza del suo avvocato, e sulla base di una prima analisi esterna da parte del medico legale dottor Leoncini.

“Mi farò anche quarant’anni ma la verità verrà fuori”

“La mia cliente ha parlato a lungo – ha detto l’avvocato Di Giovanni – ha risposto a tono a tutte le domande del giudice e del pubblico ministero e formalmente in modo corretto, poi se quanto sostenuto sia frutto della sua fantasia non lo posso dire. Poi se questo corrisponda alla realtà dei fatti non sono in grado di giudicarlo. Nega ogni addebito e le ho sentito dire “mi farò anche quarant’anni, ma la verità dovrà emergere per forza”. Lei dice che non ha mai messo un dito addosso alla bambina, che era molto vivace per l’età che aveva ed è andata incontro a diversi episodi di cadute. Il quadro è aperto. Non abbiamo ottenuto gli arresti domiciliari, lei è molto affaticata e ovviamente è in crisi perché una mamma a cui muore un figlio che sia responsabile tanto o poco evidentemente è un trauma notevole”.

Tra l’altro ai suoi avvocati – che hanno anticipato l’intenzione di ricorrere al Tribunale del Riesame per chiedere la libertà o gli arresti domiciliari – ha spiegato che lei avrebbe voluto essere interrogata di persona, quindi nell’aula del gip del Tribunale di Imperia, ma che “dal carcere gli hanno prospettato solo la possibilità di collegarsi da remoto. Questo ci ha detto, perché lei sarebbe voluta venire a Imperia” ha aggiunto Di Giovanni.

La ricostruzione della mamma che ha risposto a tutte le domande

Mentre Emanuela Aiello, 43 anni, mamma delle piccola Beatrice rispondeva dal carcere di Genova alle domande del gip Massimiliano Botti e del pm Veronica Meglio, ad assisterla nella stanza del gip di Imperia c’erano i suoi legali, Laura Corbetta e il penalista Bruno Di Giovanni, che hanno spiegato che il pm aveva chiesto l’emissione della misura cautelare in carcere per il pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato. Il gip ha concesso solo la circostanza dell’inquimento probatorio, ma ha concesso la misura del carcere.

“Abbiamo dormito a casa di amici la sera prima e Beatrice stava bene”

Emanuela ha spiegato che la sera prima, quindi nella notte di domenica, sia lei che le tre bambine, Beatrice e le sorelline di 8 e 9 anni,  avevano dormito a casa di amici. “Beatrice stava bene – ha detto Emanuela Aiello al giudice – aveva solo dei problemi respiratori, per questo le ho fatto ben tre aerosol. Durante la notte mi sono anche svegliata per controllare e lei dormiva bene”.

Secondo quanto riferito al giudice e sintetizzato dai suoi avvocati all’uscita dal tribunale Beatrice – a parte i momenti di difficoltà respiratorie – era stato bene tutto il pomeriggio e la sera. “Ha detto che ballava e giocava con le sorelline guardando i video di Tik tok – le parole dell’avvocato Corbetta – la mattina presto sono tornate a casa, la piccola era avvolta in una coperta ed è stata messa a letto, mentre la mamma preparava le sorelline per andare a scuola. Quando erano pronte ed è tornata nella stanza di Beatrice l’ha  torvata anche cambiata nel colore del viso, aveva una certa rigidità alle mani alle braccine… ed è lì che ha allertato subito i soccorsi”.

“Non ho mei messo le mani addosso alle mie bambine, sono la mia vita”

L’avvocato Bruno Di Giovanni ha specificato che la donna ha ribadito di non aver mai picchiato le bambini. “Ha ribadito di non aver mai messo le mani addosso alle sue bambine, che sono la ragione della sua vita. Il perito ipotizza che le lesioni possano derivare da un corpo contundente, che ad avviso del dottor Leoncini non possono essere una scala”.  Vale a dire la scala dalla quale la madre sostiene che la piccola fosse caduta.

“Ma quello di Leoncini è stato un accertamento esterno del cadavcere. L’accertamento autoptico – ha aggiungo l’avvocato – dovrà invece chiarire quali sono le cause della morte, qual è il significato delle lesioni che la bimba riportava e se c’è un nesso di causalità. Siamo in una fase che come abbiamo riferito al giudice si presta a tutte le soluzioni. Potrebbe esserci come il pm aveva chiesto in via subordinata un abbandono di incapace seguito alla morte. Che però pretende che non vi siano lesioni o percosse. Potrebbe essere una atteggiamento colposo di negligenza, potrebbe derivare dall’intervento di terze persone”.

E’ stato trovato dalla difesa un consulente di parte che  lunedì prossimo a Sanremo assisterà il perito incaricato dalla procura, il dottor Francesco Ventura del San Martino di Genova, nell’esecuzione dell’autopsia. “Non è stato facile ha chiosato l’avvocato Laura Corbetta – perché la signora è poco abbiente, a differenza del marito e della sua famiglia”.