Combattimenti tra cani: non luogo a procedere per i 5 imputati
Il tribunale collegiale di Imperia (presidente Carlo Indellicati) ha dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione
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Il tribunale collegiale di Imperia (presidente Carlo Indellicati) ha dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione a carico dei 5 imputati al processo per associazione a delinquere finalizzata al maltrattamento di animali e all’organizzazione di combattimenti tra cani. Il giudice, infatti, non ha riconosciuto l’aggravante della transnazionalità.
Alla sbarra c’erano
Maurizio Accardo, Maurizio Vicinanza, Stefano Bassanese, Alessandro Accardo e Domenico Surace. Maurizio e Alessandro Accardo, inoltre, per il capo di imputazione relativo alla ricettazione di alcuni video di combattimenti tra cani trovati negli smartphone degli imputati, sono stati assolti perché il fatto non sussiste: Maurizio e Alessandro Accardo.
Le indagini della squadra mobile partirono per caso, nel 2015
quando di notte, sulla strada per Perinaldo, nell’entroterra di Vallecrosia, un passante udì dei guaiti e dei latrati provenire da cassone di un pick up. Chiamò la polizia e si scoprì, che si trattava di un cane chiuso dentro una gabbia. Da lì gli investigatori risalirono al vicino allevamento di dogo argentini dei fratelli Accardo, successivamente finiti sotto inchiesta. Decollarono così le indagini della polizia.
Parliamo di reati consumati tra le province di
Imperia, Milano e Torino, oltre che in Serbia. Alla precedente requisitoria il pm Salvatore Salemi aveva chiesto le seguenti condanne: 3 anni e 6 mesi per Maurizio Accardo e Maurizio Vicinanza; 3 anni per Stefano Bassanese; 1 anno e 8 mesi per Alessandro Accardo e Domenico Surace.
La pubblica accusa, nel sottolineare le motivazioni inquietanti
che spingevano il sodalizio criminoso ad agire, disse che era stato creato un gruppo di cani combattenti, chiamato "Wild Boys Kennel”. “Scopo dell’associazione era meramente il diletto degli imputati derivante dal far combattere i cani, acquisire il prestigio per il ‘kennel’ - ha affermato Salemi alla discussione - mentre i soldi guadagnati con i combattimenti a malapena coprivano i costi di logistica”.
Il Wild Boys Kennel era noto nel circuito internazionale
dei combattimenti clandestini tra cani tanto che gli imputati, su una chat comune, si vantavano dei loro risultati e della "fama" che determinati cani procuravano al kennel grazie ai loro successi. C'era però anche chi soccombeva durante i combattimenti, come il povero cane "Calì". Per lui, nella stessa chat, c'era solo una breve sigla dal significato inequivocabile: “R.i.p.".
Fabrizio Tenerelli