Mentre si attendono i risultati dell’autopsia sul corpo della piccola Beatrice che verrà eseguita domani dal direttore di Medicina Legale del San Martino di Genova, Francesco Venturi, trapelano altri dettagli sulla morte della bimba di 2 anni a Bordighera. In particolare il gip Massimiliano Botti, nel disporre la custodia in carcere della mamma Emanuela Aiello, dopo l’interrogatorio di giovedì mattina, cristallizza una convinzione agghiacciante: la madre, la mattina di quel lunedì, avrebbe raggiunto la villetta di Bordighera, dopo aver trascorso la notte con le figlie dal compagno a Perinaldo, con la piccola Beatrice in auto già morta da almeno sei ore.
La convinzione del gip Massimiliano Botti: “Inverosimile che non si sia resa conto che fosse già deceduta”
“Quando la caricava in macchina, la figlia più piccola era già deceduta da sei/otto ore – scrive il gip Massimiliano Botti nella sua ordinanza – Appare inverosimile che nel prelevare dal letto la bambina, nel metterla in macchina, nel riprenderla in braccio nel momento dell’arrivo a casa e nel metterla nella culla non se ne sia resa conto”.
Dopo aver trascorso la notte a Perinaldo Emanuela con le figlie ha raggiunto Bordighera alle 8.14. Nelle immagini non si vede la figura della bimba, quindi è una presunzione il fatto che si trovasse sull’auto. Poi alle 8.21, sette minuti dopo il rientro a casa la telefonata al 118. Secondo gli inquirenti la chiamata sarebbe stata una messinscena in quanto la bambina, secondo la prima analisi del medico legale, dottor Leoncini, come detto era morta già da diverse ore, tra mezzanotte e le due di lunedì. Inoltre, al loro arrivo, i soccorritori avrebbero trovato la bimba nel suo lettino senza segni di un tentativo di rianimazione come invece la madre aveva confermato di fare al telefono con l’operatore del 118. E’ una circostanza che il gip Massimiliano Botti aveva bruscamente contestato alla donna nel corso dell’interrogatorio di giovedì scorso e rivelata dai suoi legali, gli avvocati Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta.
Domani, oltre all’autopsia sul corpo di Beatrice, verrà effettuato un sopralluogo nella casa del compagno di Aiello, Emanuel Iannuzzi, 42 anni, a sua volta indagato con la stessa accusa di omicidio preterintenzionale. Gli inquirenti, il pm Veronica Meglio segue l’inchiesta condotta dai carabinieri, hanno racconto testimonianze secondo le quale Emanuela Aiello alzava spesso le mani sulla piccolina, circostanza che la donna in sede di interrogatorio ha respinto con fermezza, sostenendo che le lesioni rilevate sul corpicino della bambina fossero la conseguenza di una brutta caduta dalle scale pochi giorni prima.
L’autopsia dovrà chiarire se il decesso è compatibile con quella caduta (un’ipotesi di emorragia interna) o frutto delle eventuali botte ricevute anche con oggetti contundenti come avrebbe rilevato il medico legale nel suo primo esame esterno sul cadavere di Beatrice.