presidio in Piazza Colombo

Decine di Pro-Choice contro la campana di Suetta: “Atto intimidatorio” 

"Quello del vescovo non è un atto di preghiera. Ma una battaglia idrologica che colpisce le donne più fragili"

Decine di Pro-Choice contro la campana di Suetta: “Atto intimidatorio” 

Quasi un centinaio di persone in Piazza Colombo alla manifestazione promossa dai Radicali Italiani contro la “campana dei bambini non nati”, l’iniziativa sull’aborto del vescovo della diocesi di Ventimiglia-Sanremo Antonio Suetta. 

 

In cento contro la campana di Suetta: “Atto intimidatorio”

Hanno aderito anche Giovani Democratici; Ora!; PD; +Europa; Donne Democratiche; AVS; Arcigay; Break the Silence e il Collettivo Papavero Rosso. Tra il pubblico, a titolo personale, anche diversi amministratori imperiesi: per il PD Vera Nesci (Ventimiglia), Ivan Bracco (Imperia) e Lucia Artusi (Sanremo), il vicesindaco della Città dei Fiori Fulvio Fellegara e il consigliere di Idea Giovanni Bestagno. I manifestanti hanno definito l’iniziativa del vescovo come un “atto intimidatorio nei confronti delle donne e del loro corpo”.

 

«Non siamo qua per contestare, ma per sottolineare che non è una campana di preghiera, ma ha l’obiettivo di intimidire le donne ad esercitare un loro diritto – così Filippo Blengino, segretario nazionale dei Radicali Italiani -. Oggi con la legge 194 (quella che norma l’accesso all’aborto libero e sicuro, ndr) non muoiono più donne, oltretutto, gli aborti  si sono ridotti.  Ci sono persone che pagano questa crociata ideologica, le donne più fragili, meno abbienti che non potrebbero recarsi in Svizzera per interrompere una gravidanza».

 

«Una campana che fa pressione psicologica sulle donne e usa il loro corpo come merce ideologica, che trasforma un diritto, intimo e doloroso, esposto in piazza– ha aggiunto Valentina Ghio, deputata ligure del Partito Democratico-. Le donne hanno bisogno di consultori aperti e funzionanti, sanità pubblica, sostegno alla genitorialità, educazione sessuale nelle scuole. Il suono di una campana non salva vite, è solo una battaglia idrologica. Si parla di bambini non nati, ma ci si dimentica dei bambini già alla luce che muoiono di fame e povertà, senza servizi, di freddo, come a Gaza».

 

«Vi chiedo cosa può provare una donna quando sente quella campana suonare – ha detto Tiziana Elli, segretaria lombarda dei Giovani Democratici – . Dopo che è cresciuta in un contesto sociale in cui è stata stigmatizzata per essere madre. Non è per forza, comunque un enorme dolore, è un diritto anche scegliere di non soffrire. È l’ennesima umiliazione. In questo paese una donna deve sempre chiedere l’opinione di un uomo».

 

«Arcigay è qui –parole del presidente imperiese Pierluca Viani –  perché esistiamo per combattere le discriminazioni e le violenze sulle persone. E la campana è a tutti gli effetti una violenza. I diritti non sono scindibili. La 194 è una questione di dignità umana e la campana è un marchio morale in un luogo pubblico. Non vi importa della vita delle persone, ma di controllarle. Giù le mani dai nostri corpi e dalla nostra autodeterminazione»

 

«Essere donna è difficile – ha concluso Elena Petraia, del collettivo Papavero Rosso -. Lo è ancora e lo sarà ancora per molto. Parliamo di persone che non possono scegliere, che perdono diritti, che saranno costrette a vivere una vita che non hanno mai sognato. È assurdo che si alimenti questa retorica. La Chiesa si ostina a definire bambini ciò che sono embrioni. La Chiesa non si chiede quanto dolore ogni singolo rintocco può riportare alle menti».

 

«Credo che stiamo facendo passi indietro sulla legge 194 e aggiungo che sono contraria all’obiezione di coscienza nei consultori. Le donne devono accedere a un loro diritto in sicurezza. E anzi, io aggiungerei anche il supporto psicologico alle donne che scelgono di interrompere una gravidanza». Ha detto Lucia Artusi, PD, assessore della giunta Mager (presente a titolo personale in quanto condivide la battaglia portata avanti dai manifestanti). «Esistono diversi tipi di trauma – ha aggiunto il consigliere Giovanni Bestagno, medico-. Ci sono quelli che arrivano da grandi eventi turbanti e quelli che si generano dalla reiterazione continua. Evocare ogni sera il dolore di una sclera, è quasi una violenza».