LA RIFLESSIONE

Alluvione in Val Roya: “Il disegno di una valle”, una riflessione di Diego Rossi

La riflessione del consigliere comunale Diego Rossi di Olivetta san Michele sul futuro della val Roya martoriato dall'ondata di maltempo del 2 ottobre

Alluvione in Val Roya: “Il disegno di una valle”, una riflessione di Diego Rossi
Ventimiglia, 27 Ottobre 2020 ore 12:48

La riflessione del consigliere comunale Diego Rossi di Olivetta san Michele

Mentre nelle valli dell’Estremo Ponente Ligure e nel sud est francese ancora ci si strugge per le perdite materiali e di vite umane causate dall’azione devastante dell’alluvione del 2 Ottobre si profilano all’orizzonte vecchi e nuovi scenari.

Gli uragani hanno sconquassato le valli ma con la loro azione invasiva hanno restituito antichi confini che la modernità faticherà a riprendere.

Ed è così ad esempio che per sconcertante necessità il territorio brigasco ritrova la sua vecchia fisionomia geografica riscoprendo la percorribilità di strade che la frontiera italo- francese aveva reso poco praticabili.

Da La Brigue si è isolati con gli altri paesi colpiti della Val Roja e con il Piemonte

per cui per trovare sbocco comunicativo con altre realtà territoriali occorre passare da Realdo rievocando quel detto pastorale ( deré aud) relativo al nome del paese che sta ad indicare che un tempo là dietro ci stava qualcos’altro ovvero gli alpeggi e i terrazzamenti di Borniga e più in giù quella impervia   rocca strapiombante sulla Valle Argentina su cui si sviluppò il borgo di Realdo.

Anche ad Olivetta San Michele si riscopre di conseguenza il contatto con il suo antico capoluogo di Piènè Haute dal momento che la SS 20 si interrompe poco dopo il bivio per Libre ridisegnando anche in questo caso il perimetro dell’antico territorio pennasco facente a capo ai paesi di Olivetta, Piena Alta e Libri.

A guardare tutto ciò non si può fare finta di nulla

su quanto la natura determini il suo corso e questo dovrebbe farci comprendere che per quanto l’essere umano possa cercare di fare del suo meglio per garantire la vivibilità di un territorio dovrà fare pur sempre i conti con la conformazione dei luoghi e con le traiettorie che i fenomeni naturali andranno a prendere.

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